Il settore dell’olio d’oliva europeo sta vivendo un ritorno a un trend produttivo nella media, dopo un biennio di offerta ridotta che ha fatto spiccare il volo ai prezzi dell’extravergine arrivati ad oltre i 10 euro al litro. E ora le stime di un rientro nelle medie ha spinto molti nel settore a parlare di un “ritorno alla normalità”. Una normalità sulla quale bisogna però intendersi bene. Il biennio di rincari era stato innescato da due campagne in cui la Spagna, leader mondiale, era stata penalizzata da eventi atmosferici avversi (prima la siccità poi il troppo caldo) che l’avevano spinta a produrre molto al di sotto delle proprie potenzialità, sotto quota un milione di tonnellate.
Quest’estate, si è cominciato a parlare invece per Madrid di un ritorno agli standard con una produzione stimata inizialmente oltre 1,6 milioni di tonnellate. Previsione che secondo Areté, società leader in Italia nel monitoraggio e nell’analisi delle quotazioni delle materie prime agrifood, nel primo semestre del 2025 aveva portato i listini dell’extravergine comunitario a perdere il 45%. Una caduta che immediatamente aveva spinto più di una organizzazione agricola a denunciare il rischio di forti speculazioni sui prezzi. Poi – fortunatamente, sarebbe caso di aggiungere – il caldo estivo ha portato a ridimensionare le stime in Spagna.






