“Sono dislessica, disgrafica, disortografica e discalcula. Quando ero una bambina di queste difficoltà si sapeva poco rispetto ad oggi, e io, anche se studiavo tantissimo, mi sentivo sempre in difetto, sempre meno degli altri”. Inizia così il racconto che ci ha consegnato Gloria Chiocci,startupper 34enne nata a Gubbio ma che oggi vive a Milano. “Per lungo tempo ho provato a conformarmi a un sistema che non era adatto a me, poi ho capito che dovevo trovare un mio modo di pensare che mi aiutasse nell’apprendimento. Prima con mappe e disegni, poi con il digitale e l’UX Design, che mi ha aiutato a organizzare i miei pensieri e a rendere le cose più facili da capire. Tutto ciò mi ha fatto comprendere che non ero sbagliata: ragionavo solo in modo differente dagli altri. Grazie a questa esperienza ho creato un metodo educativo che oggi aiuta bambini e ragazzi a sviluppare creatività, consapevolezza e fiducia in sé stessi”.
Se volete raccontare la vostra storia perché venga pubblicata, previa valutazione della redazione, potete scrivere una mail a rinascite@repubblica.it
Una bambina "tutta DIS"
"Ricordo le lettere che si confondevano continuamente tra loro. La paura di leggere ad alta voce davanti alla classe. Fin da piccola ho iniziato a convivere con dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Oggi scherzo dicendo che sono 'tutta DIS', ma quando ero bambina non c'era nulla da ridere. Negli anni Novanta queste difficoltà erano poco conosciute e spesso difficili da comprendere anche per gli adulti. Mi impegnavo tantissimo, ma sembrava non bastare mai. Studiavo di più, cercavo di adattarmi, ma continuavo a sentirmi lenta, indietro, diversa. Quando sei bambino, a un certo punto smetti di pensare di avere una difficoltà e inizi a pensare di essere tu il problema. La parte più difficile non era lo studio. Era la sensazione costante di essere fuori posto. Il timore di sbagliare davanti agli altri. Il bisogno di nascondere le dita sotto il banco per contare, perché farsi vedere significava esporsi al giudizio”.








