Una diagnosi a 17 anni, quando si ha tutta la vita davanti, cambia inevitabilmente la prospettiva sul futuro. È quello che è accaduto a Chiara Mazzel, sciatrice paralimpica italiana originaria del Trentino, che dopo la scoperta della sua patologia visiva ha dovuto riorganizzare non solo la quotidianità, ma anche l’idea stessa di sport e autonomia. La svolta arriva qualche anno dopo, quando segue le Paralimpiadi di Pyeongchang e si rende conto che anche atleti ipovedenti possono praticare sci alpino ad alto livello.Da lì inizia un percorso nuovo, che la porta in pochi anni a entrare nel circuito internazionale fino ai risultati più recenti. Alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 ha conquistato quattro medaglie (un oro, due argenti e un bronzo), risultato che oggi porta orgogliosamente al collo durante gli Sky Inclusion Days.Vede pochissimo, solo un punto luce. “È molto difficile far trasmettere al proprio atleta la fiducia su pendenze importanti come lo sci alpino - risponde la guida Nicola Cotti Cottini, intervistato da Dody Nicolussi. -. L’importante è stare vicino in tutto il contesto di vita quotidiana”. Nel suo caso la figura della guida è centrale: lo sci per atleti ipovedenti si basa infatti su un rapporto di comunicazione costante, costruito su fiducia e coordinazione. Una guida cambiata anche nel corso dell’esperienza paralimpica più recente.“Siamo collegati tramite auricolari bluetooth e Nicola mi dava tutte le indicazioni - risponde Chiara Mazzel -. Alle paralimpiadi mi ha aiutato un sacco, perché ho vissuto momenti di grande sconforto e lui è riuscito a darmi quella spinta in più per crederci fino in fondo”. Di fronte a sé quattro anni di sfide e competizioni: nel 2027 i mondiali, nel 2029 gli altri mondiali, nel 2030 le nuove Paralimpiadi.Chiara Mazzel non aveva mai praticato agonismo prima della diagnosi: il suo ingresso nello sport competitivo è avvenuto successivamente, costruendo progressivamente tecnica ed esperienza. “Lei fa più discipline insieme, e ogni disciplina è diversa - dice Nicola Cotti Cottini -. Ci sono tanti dossi ciechi nello sci alpino, allenarsi in questo contesto è ancora più complicato”.Che messaggio dare a chi vuole inserirsi nel mondo dello sport, pur essendo disabile? Cosa ci vuole per fidarsi, uscire e aggrapparsi ancora di più alla propria guida? “Lo sport aiuta un sacco anche per creare nuove autonomie - spiega Chiara Mazzel -. Il mio messaggio è quello di provare qualsiasi sport, non per forza agonistico. Lo sport è vita”.“Quando sono salita sul podio quando ho vinto l’oro non avevo ancora realizzato - spiega la campionessa paralimpica -. Quando poi è partito l’inno nazionale mi è passato davanti tutto il percorso fatto, dalla diagnosi alla medaglia. Ho pensato che la mia più grande conquista è stata quella di accettare la mia disabilità. Se si vuole si può tutto”, conclude Chiara Mazzel.