La chiave dell’appartamento in tasca, la colazione al bar del paese, la spesa nel supermercato, il pane comprato al forno e la cena scelta all’ultimo momento in una trattoria dell’entroterra. È il volto del nuovo turismo calabrese, sempre meno disposto a trascorrere l’intera vacanza dentro il perimetro di un villaggio e sempre più attratto da appartamenti, B&B, residence e case vacanza.

Il fenomeno non riguarda soltanto il prezzo. Cambia il modo di vivere il territorio e, soprattutto, il percorso seguito dal denaro speso dal turista. Nel villaggio con pensione completa o formula “all inclusive”, una parte rilevante della spesa rimane concentrata all’interno della struttura: pernottamento, colazione, pranzo, cena, bar, animazione, spiaggia e intrattenimento. Chi sceglie una casa vacanza, invece, distribuisce gli acquisti tra alimentari, ristoranti, stabilimenti balneari, parcheggi, servizi, escursioni e attività commerciali. Non significa automaticamente che le case vacanza producano più Pil dei villaggi turistici. Significa però che possono allargare maggiormente la ricaduta economica sul territorio, facendo arrivare una parte della spesa anche alle piccole attività che non lavorano direttamente con le grandi strutture ricettive.