La Calabria ha imparato ad attirare i turisti. Adesso deve convincerli a restare, muoversi sul territorio e spendere fuori dalle strutture ricettive. Dietro i numeri da record dell’ultima stagione emerge infatti una regione turistica a più velocità: province capaci di richiamare molti visitatori ma soltanto per pochi giorni, territori con meno arrivi ma soggiorni più lunghi e una concentrazione estiva che continua a comprimere lavoro, investimenti e servizi dentro quattro mesi. Il paradosso più evidente è quello tra Reggio Calabria e Crotone. La provincia reggina registra un numero di arrivi nettamente superiore, ma alla fine dell’anno conta meno pernottamenti. Crotone richiama meno persone, ma riesce a trattenerle più a lungo. Tradotto: Reggio viene raggiunta, visitata e spesso lasciata nel giro di un fine settimana; nel Crotonese la vacanza assume invece una dimensione più stabile. È la fotografia che emerge dal primo focus di Osserva Calabria, l’osservatorio economico e territoriale promosso da Confesercenti Calabria per misurare non soltanto i flussi, ma anche il valore prodotto dal turismo nei diversi territori.

Nel 2025 oltre nove milioni di pernottamenti

I numeri complessivi indicano una crescita robusta. Secondo i dati regionali provvisori, nel 2025 la Calabria ha registrato 2.070.887 arrivi, il 15,8% in più rispetto all’anno precedente, e 9.113.532 presenze, con un incremento del 9,7%. Le presenze straniere hanno raggiunto quota 2.160.042, aumentando del 28,5%. Il sistema aeroportuale, nello stesso periodo, ha superato i 4,36 milioni di passeggeri. Una tendenza confermata anche dai primi sei mesi del 2026: i dati diffusi dal ministero del Turismo collocano la Calabria al primo posto in Italia per crescita degli arrivi, con un aumento del 10,54%, e per incremento dei visitatori stranieri, saliti del 23,19%.