Un’occasione da vivere nel presente con entusiasmo e orgoglio. Un’opportunità per il rilancio di Taranto, del Mezzogiorno e dell’Italia. E già perché il capoluogo ionico ha costituito, almeno nell’immaginario collettivo, l’emblema di un Sud in preda a problemi irrisolti e, secondo gli osservatori più pessimisti, persino irrisolvibili. Di certo non bastano i Giochi del Mediterraneo per cancellare con un colpo di spugna le tante rappresentazioni mediatiche negative di questo territorio, sovente vittima di abuso di stereotipi ingenerosi e valutazioni superficiali, ma non c’è dubbio che questo appuntamento internazionale riesca ad andare al di là della sua indiscutibile valenza sportiva, producendo significati denotativi e connotativi che si estendono in ambiti diversificati: politici, economici, sociali, culturali.
In queste giornate si sta assistendo ad un’iniezione di fiducia per la creazione di una storia diversa per Taranto e i tarantini. Non è tanto un buon proposito, quanto la strutturazione di premesse utili a generare una condizione nuova e più competitiva. I Giochi sono una leva di notevole efficacia per far emergere le risorse inesplorate e liberare le tante potenzialità ancora inespresse.














