Filtrano le prime immagini dei nuovi impianti sportivi e sono bellissime. Le auto ripercorrono strade chiuse da mesi, finalmente messe a nuovo. Il mistero Brt sta, lentamente, diventando comprensibile, in attesa che funzioni e che tutte le verifiche del nuovo trasporto pubblico ad alta velocità e efficienza diano soddisfazione. Taranto sta cambiando pelle, confidando muti anche nel profondo. Seneca sosteneva che giudichiamo qualcosa lasciandoci trascinare più dall’opinione che ne abbiamo che non dalla vera sostanza della cosa stessa.

I pregiudizi, gentili lettori, sono una abitudine cattiva e diffusa, detriti difficili da spazzare. Certo, buona parte di essi sono diretta emissione di ciò che i tarantini hanno visto, vissuto e subito nel passato, delle mille delusioni che li ha portati ad essere dei professionisti della sconfitta e degli specialisti del disincanto. Ma l’occasione offerta dai Giochi del Mediterraneo 2026 è unica e irripetibile. Può essere affrontata con un ghigno o con un sorriso, a seconda di quanto ci si creda. Il coraggio, però, è solo nell’ottimismo. Le possibilità che tutto vada male sono sempre più alte, ma pagano poco. Il pessimismo, quindi, è ambito idoneo ai pavidi, che si crogiolano nella loro zona di conforto fatta di negatività e di sfiducia. Il pericolo sociale è rappresentato dall’ostinazione a rimanere in un luogo così ostile. Cocciutaggine che potrebbe diventare perniciosa, visto che condurrebbe al sabotaggio di ogni iniziativa, al danneggiamento intenzionale di ogni progetto che portasse a un traguardo che non sia quello del fallimento.