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Michele Pennetti

Allo Iacovone, dopo la guerra per accaparrarsi i biglietti, tutto perfetto per la ceriomonia inaugurale. In città, invece, Confcommercio riempie le vie dello shopping con i vessilli di aesi che non partecipano ai Giochi. Il caso parcheggi

È il grande giorno e Taranto, stavolta, vive di un’ansia diversa. Positiva, adrenalinica, creativa. È la trepidazione che ti sveglia alle 6, anche se la cerimonia inaugurale comincia alle 20.15. È il bambino che si fa stirare tre volte dalla madre la maglietta celebrativa con il logo dei Giochi del Mediterraneo. Sono gli elicotteri che volteggiano, rumorosi, da quarantotto ore sullo Iacovone. Sono le centinaia di volontari, riconoscibili dalla divisa gialla della Nike, che già all’alba piazzano transenne, indicano ai furgoni della regia Rai il percorso per raggiungere lo stadio, guidano atleti e delegazioni di ventisei Paesi dalle suite rinfrescate a palla delle navi da crociera al traffico lento di una città sferzata da un satanico scirocco.

La guerra civile dei biglietti è terminata: 16.500 posti disponibili con una capienza ridotta per il montaggio del palco, liste d’attesa esaurite come le poltroncine in tribuna, gruppi whatsapp - «ti avanza un tagliando di curva Nord? Te lo compro a 40 euro» - sponsor, ospiti e istituzionali locali specializzate nell’accaparramento che avevano occupato ogni seggiolino già due giorni dopo l’avvio della vendita online. Alle scuole, di biglietti, ne sono arrivati con il contagocce. Tanto da tramutare papà e mamme in staffettisti pronti a scortare i figli davanti al maxischermo del lungomare. Un caos che si duplica per i contesi ticket delle innumerevoli competizioni, dal nuoto al tiro con l’arco, dal judo alla pallavolo: alcune gratis, molte a pagamento, tutte o quasi sold out, con polemiche sulle procedure di assegnazione. Così, mentre sui social si litiga, Taranto sorprende. Intanto per la bellezza degli impianti sportivi (ri)sorti nel cuore della Salinella, quartiere difficile trasformato, in un tempo relativamente breve, in una bomboniera. Lo Iacovone, per esempio. Fasciato di acciaio lucido, led, tabelloni luminosi che sembrano bagnati dallo Ionio, seggiolini rossi e blu, spettatori in scorrevole fila ai tornelli dopo il sudato trasbordo in navetta, un arrivo fluido, ritmico, gestito in maniera impeccabile, un battesimo nel segno de “Il mito che diventa futuro”, una connessione tra memoria e nuovi orizzonti che la cerimonia esalta attraverso il leggendario Atleta di Taranto, l’Usain Bolt dell’antichità.