L'azienda aveva assoldato un investigatore privato per pedinare la donna di Cesena. Assunta come carrellista a tempo indeterminato, aveva chiesto un permesso per assistere la madre disabile

Quel pomeriggio in cui è stata scoperta in spiaggia non era una fuga dal permesso ottenuto per assistere la madre disabile, ma una breve pausa per tirare il fiato. Lo ha confermato anche la Corte d’Appello di Bologna, che ha dato definitivamente ragione a Cristina Olivi, l’operaia 57enne di Cesena licenziata dopo essere stata pedinata da un investigatore privato assoldato dalla ditta per cui lavorava. Come racconta Vincenzo Brunelli sul Corriere della Sera, i giudici di secondo grado hanno confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Forlì, che aveva già ordinato la reintegra sul posto di lavoro e un indennizzo di 12 mensilità, circa 31mila euro, oltre alle spese legali.

La donna, assunta con un contratto di carrellista a tempo indeterminato, era stata licenziata il 13 ottobre 2023 al termine di una contestazione disciplinare nata da una relazione investigativa interna. Nell’estate dello stesso anno aveva ottenuto dall’azienda un congedo straordinario per assistere la madre disabile e convivente, le cui condizioni si erano aggravate. Gli investigatori incaricati dalla ditta avevano però documentato la sua presenza in uno stabilimento balneare di Cesenatico per alcune ore, in diverse giornate. Convinta che il provvedimento fosse ingiusto e sproporzionato, Olivi si è rivolta a un legale e ha avviato una causa di lavoro.