Milano, 22 ago. (askanews) – “Se non fosse che il vino mi fa pensare, avrei smesso di berne da tempo”. È probabilmente questa la frase che permette di entrare meglio ne “Il profumo del bicchiere mezzo pieno”, il libro da poco pubblicato da Edizioni Ampelos di Angelo Peretti, critico enogastronomico da oltre tre decenni. Il vino, in queste pagine, non è soltanto l’argomento e nemmeno un pretesto per parlare d’altro: è uno strumento del pensiero. Un bicchiere, una bottiglia, un ricordo o un errore nell’abbinamento diventano occasioni per interrogarsi sul piacere, sul tempo, sulla bellezza, sul dubbio, sulla libertà, sull’amore. “Senza il vino, mi toccherebbe studiare la filosofia” dice con grande ironia Peretti, con l’intento riuscito di alleggeriere questioni molto più grandi del vino senza trasformarle in una lezione.
Il volume nasce da una domanda ascoltata in una canzone della giovane musicista Emma Nolde: “Saremo felici mai?”. Peretti comprende che gli appunti accumulati negli anni avevano già, inconsapevolmente, un centro comune. La risposta comincia osservando un bicchiere riempito a metà. La metafora convenzionale dell’ottimismo e del pessimismo gli appare insufficiente: entrambi considerano soltanto una parte, mentre nel bicchiere intero convivono il vino e l’ossigeno che permette ai suoi profumi di svilupparsi. “Senza il vuoto, il pieno manca di bellezza”. Ciò che manca non viene rimosso ma diventa parte necessaria di ciò che c’è.








