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Quello del Woke è stato uno dei cavalli di battaglia della Sinistra non solo italiana, ma mondiale. Il termine inglese rappresenta il participio del verbo "To Wake", che significa "svegliarsi", e indica un movimento globale che, parafrasando, ha svegliato la propria coscienza proponendo così una rilettura della storia e dei fatti politici con la lente d'ingrandimento della colpevolezza occidentale. Una psicosi collettiva paradossale, da cui pian piano la politica inizia a prendere le distanze.
Il primo è Giuseppe Conte, che in una intervista a Repubblica se n'è lavato le mani nonostante sia invece un tema tanto caro ai suoi alleati. "Molti anni fa passò a trovarmi, a Roma, un mio caro amico di Boston. Ad un tratto lo vidi fissare una piccola scultura in bronzo, una donna nuda di boteriane fattezze, appoggiata su uno scaffale della mia libreri - racconta il leader del Movimento 5 Stelle - Dopo averla osservata, si rivolse verso di me con tono serio: 'Non dovresti tenere esposta una scultura del genere, è offensiva nei confronti delle donne'. Rimasi disorientato da questa sua uscita. Non me l'aspettavo da un fine intellettuale. Provai a fargli comprendere che l'arte non può essere compressa in valutazioni moraleggianti. Non lo convinsi. Quella fu la prima volta che toccai con mano gli eccessi della cultura woke".











