Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl Ministro Valditara ha proposto una Conferenza nazionale, in autunno, che riunisca “esponenti delle forze politiche, sindacati, docenti, esperti e consulte degli studenti” per fare il punto sulle proposte di politiche dell’integrazione nella Scuola dei figli di immigrati. L’area critica dell’integrazione è, oggi, quella dei figli degli immigrati. Questi ragazzi, quando vanno a scuola, si trovano in Italia, quando tornano a casa, nel pomeriggio, sono catapultati in Asia o in Africa. Se si identificano con l’Italia, entrano in conflitto con la famiglia. Ma non sono più neppure in grado di identificarsi con “il mondo di famiglia”.

A parecchi di loro accade una terza via: quella dell’alienazione culturale, dello sradicamento, “sans toit ni loi”. Con due esiti possibili: quello del ribellismo violento dei “maranza” o quello della “radicalizzazione” fondamentalista. Se ci saranno nel futuro prossimo conflitti inter-etnici e culturali nel nostro Paese, è in quest’area biografico-generazionale che scoppieranno. Perciò, il passaggio attraverso il sistema di istruzione/educazione diviene cruciale. I dati della dispersione scolastica non sono affatto incoraggianti: attorno al 6% quella degli autoctoni, attorno al 25% quella dei figli di immigrati. Una delle cause è che, nel pomeriggio, i ragazzi lasciano l’Italia e tornano nei loro mondi di origine, senza nessun accompagnamento. Con espressione brutale il Ministro Valditara ha detto che rischiano di disimparare quello che hanno appreso a scuola. Si deve aggiungere che nelle periferie delle grandi città le scuole di base tendono ad avere la maggioranza di iscritti figli di immigrati. Il risultato è che “i bianchi” ritirano i propri figli e, pertanto, gli insegnanti e i presidi subiscono la pressione socio-culturale delle famiglie immigrate che diventa didatticamente condizionante e regressiva.