Pubblicato il: 22/08/2026 – 13:39

di Paola Suraci

REGGIO CALABRIA Prima la rapina nella tabaccheria. Le pistole puntate contro di lui, i colpi alla testa e quello sparo che Bruno Ielo riuscì, miracolosamente, a sopravvivere. Poi le pressioni, gli avvertimenti. Infine l’agguato lungo la Nazionale di Catona, i colpi di pistola esplosi contro lo scooter e la morte. Una sequenza che, per la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, non fu fatta di episodi isolati, ma rappresentò la progressiva escalation di un unico disegno criminoso: piegare il tabaccaio, costringerlo a cessare o ridimensionare un’attività commerciale diventata concorrente di quella riconducibile a Francesco Polimeni. Sono state adesso depositate le motivazioni della sentenza pronunciata il 26 novembre 2025 dalla Corte d’Assise d’Appello, Prima Sezione, presieduta dalla giudice Francesca Di Landro, che ha riformato in parte la decisione emessa in primo grado il 12 dicembre 2022. Ed è proprio leggendo le ragioni della sentenza che emerge il filo conduttore individuato dai giudici tra la rapina dell’8 novembre 2016 e l’omicidio di Bruno Ielo del 25 maggio 2017. Le responsabilità per i fatti restano. La Corte, tuttavia, ha escluso per tutti gli imputati l’aggravante prevista dall’articolo 416 bis del codice penale, contestata sia sotto il profilo del metodo mafioso sia dell’agevolazione della cosca. Una conclusione che ha comportato la rideterminazione delle pene.