Tutti a guardare il prezzo della tazzina, mentre il vero conto salato per le famiglie arriva dal supermercato e dalle bollette. La polemica sul “caro-caffè” torna puntualmente al centro del dibattito, ma per Fipe Confcommercio Sud Sardegna i numeri impongono di rimettere le cose nella giusta prospettiva: dal 2020 l’aumento dei prezzi di alimentari ed energia ha determinato circa 60 miliardi di euro di maggiore spesa per le famiglie italiane, mentre i consumi al bar rappresentano appena il 2% della spesa familiare.

E anche quando si guarda alla tazzina, il quadro è molto diverso da quello di una corsa incontrollata dei prezzi. Secondo il Rapporto Ristorazione Fipe, a dicembre 2025 a Cagliari un espresso costava mediamente 1,52 euro. A livello nazionale, tra il 2020 e il 2026 i servizi al bar e il prezzo del caffè hanno registrato un incremento nell’ordine del 23%, sostanzialmente in linea con l’inflazione generale dello stesso periodo.

Ben diversa è stata la corsa delle spese essenziali: nello stesso arco temporale i beni alimentari hanno registrato aumenti superiori al 30%, mentre per abitazione ed energia l’incremento cumulato ha superato il 70%. Una differenza che assume ancora più peso se si considera quanto queste voci incidano sul portafoglio: la spesa nei bar rappresenta circa il 2% dei consumi di una famiglia, contro il 16% degli alimentari e il 6% delle utenze energetiche. E sono proprio queste ultime due componenti, trattandosi in larga parte di spese difficilmente comprimibili, a colpire maggiormente i nuclei con minore capacità di spesa.