di Alessandro Vinci

L'espresso più caro (ancora) a Bolzano, i maggiori aumenti a Bari, Parma e Pescara. Cos'hanno rilevato il Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.) e Assoutenti sulla base degli ultimi dati dell’Osservatorio Mimit

Il caffè, in Italia, è sempre più amaro. Questione di zucchero? No: di portafoglio. Nel nostro Paese, infatti, il prezzo medio della classica tazzina al bar è aumentato del 20,6% in soli quattro anni: da 1,04 a 1,25 euro. Lo ha rilevato uno studio condotto dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.) in collaborazione con Assoutenti, i cui esiti sono stati resi noti mercoledì primo ottobre, Giornata internazionale del caffè. Sono d’altronde risultate ben 21, sulla base degli ultimi dati dell’Osservatorio Mimit, le città capoluogo di provincia ad aver oggi superato quota 1,30. La più cara in assoluto si è riconfermata Bolzano (1,47), seguita da Ferrara (1,43), Padova (1,41) e Belluno (1,40). All’estremo opposto della classifica si sono invece piazzate Reggio Calabria, Messina (ex aequo a 1,06) e soprattutto Catanzaro, unico grande centro dello Stivale in cui è ancora possibile gustare un espresso a un euro tondo tondo.

Anche Napoli (quasi) da recordQuanto ai maggiori incrementi in termini relativi, rincari che hanno sfiorato il 40% rispetto al 2021 sono stati osservati a Bari, Parma e Pescara. Quasi da record perfino Napoli, da molti considerata la capitale mondiale del caffè, con un rialzo di poco inferiore al 35% (per una media di 1,21 euro a tazzina). E dal momento che nei bar e nei ristoranti italiani vengono serviti ogni anno circa 6 miliardi di caffè, non lo si consideri un semplice discorso di centesimi: per effetto del suddetto rincaro post Covid, la spesa totale che i nostri connazionali destinano al rito dell’espresso è passata, sempre su base annua, da 6,2 a 7,5 miliardi di euro (più del valore di tutto il calciomercato internazionale, volendo fornire un termine di paragone).