PORDENONE - A Pordenone il prezzo del caffè al bar si prepara già a un nuovo ritocco. Nei ristoranti invece, per adesso, i listini non cambiano. Fabio Cadamuro, consigliere nazionale Fipe-Confcommercio e titolare del 0434 Cafè, non esclude un nuovo adeguamento all’inizio del prossimo anno (o, forse, già a settembre), che porterebbe la tazzina oltre l'euro e cinquanta attuale. Non più di dieci centesimi però, «anche per una questione psicologica», ha spiegato.

LE CAUSE A spingere sui costi sono materie prime, lavoro, energia e commissioni sui pagamenti elettronici. Per Cadamuro si tratta di un equilibrio da tenere su tre fronti: la sostenibilità dell'impresa, l'accessibilità per il cliente e la qualità del prodotto, che esclude categoricamente di voler sacrificare. E, ancora una volta, è meglio parlare di adeguamento e non di aumento, perché «non significa automaticamente un aumento del margine, a volte serve solo a coprire il gap per mantenerli questi margini».Guardando indietro, molto indietro, dal cambio lira-euro del 2002 (quando la tazzina costava 85 centesimi) il prezzo dell’espresso è salito di solo 65 centesimi in 24 anni. E probabilmente «è lì che abbiamo sbagliato» come categoria, ha ammesso Cadamuro. Il confronto con l'estero, del resto, gioca a favore di questo adeguamento: in Slovenia, Croazia e Austria il caffè costa già almeno due euro, «e probabilmente la qualità non è come quella che offriamo in Italia». Nel pordenonese, stando agli indici del mimit, un espresso al bar arriva a un massimo di 1 euro e 50. Una soglia al limite ma tutto sommato corretta secondo Cadamuro, anche se «c'è chi la tazzina la tiene a un euro e trenta o un euro e venti, magari nella speranza di portarsi dietro qualche cliente in più». Ma c’è anche chi scende di molto, tenendo il caffè al banco a un euro o poco più. Una strategia che il consigliere nazionale Fipe non condivide. «Sono scelte imprenditoriali, di chi magari ritiene il caffè un prodotto secondario e punta su altro». A TAVOLA Nei ristoranti, invece, tutt'altra aria. Pier Dal Mas, referente Ascom-Fipe per i ristoratori e sommelier de La Primula, non sta registrando rincari. «Tendenzialmente non notiamo aumenti di prezzo dai nostri fornitori: i pesci, le carni e le verdure sono stabili. E i funghi costano meno della settimana scorsa». Né alla Primula né all'Osteria alle Nazioni i listini si sono mossi in questi mesi, e difficilmente lo faranno prima del bilancio di fine anno. «Sul discorso energetico però ancora non abbiamo il polso della situazione», ha spiegato Dal Mas. Il caldo di quest'estate ha spinto climatizzatori e condizionatori più del solito, e le prossime bollette diranno se davvero inciderà. Fino ad allora, i prezzi restano dove sono. Quello delle pizzerie è un modo distante da quello della Primula, ma il prezzo medio di 12 e 63 indicato dall’osservatorio del ministero secondo Dal Mas “è tutto sommato corretto facendo un ragionamento generale”. Sui margini a dir poco generosi di alcuni colleghi, però, non fa sconti. «Le pizzerie hanno margini di guadagno elevati – ha spiegato – e capisco che a volte il cliente non si riesca a spiegarsi i prezzi quando una pizza ha un costo vivo di 2 o 3 euro».Ma in tema di aumenti, quello più sentito per Dal Mas resta il vino. «È una cosa che mi dà fastidio, che non riesco a capire, visto che le cantine hanno parecchio magazzino e parecchia rimanenza. C'è questo vezzo cattivo da parte dei produttori: ogni anno far scrivere sul giornale che la vendemmia, a livello qualitativo, è sempre migliore ed è sempre la scusa per andare a ritoccare i listini». Certo è che, ha spiegato, il consumo di vino è calato di circa il 30%, la capacità di acquisto è cambiata e le nuove generazioni, quando si tratta di alcolici, tendono a scegliere altro.