PORDENONE - Di questi tempi, il caffè a un euro fa notizia. Negli ultimi anni il costo della tazzina al bar è aumentato velocissimamente ovunque, ma non da Peratoner, a Pordenone. Come mai? A spiegarlo è il proprietario, Giuseppe Faggiotto, che insieme alla moglie gestisce il locale di Corso Vittorio Emanuele da circa trent’anni. Chi lo conosce sa che non è un titolare distaccato, ma un gestore che lavora da sempre in prima linea, le cui scelte hanno motivi precisi. L’imprenditore chiarisce subito che questa tariffa è la stessa che applica anche in un altro dei suoi locali storici, il Caffè degli Specchi a Trieste, e che si tratta semplicemente di «un voler bene alla clientela».

Dietro quella scelta c’è soprattutto il ricordo di un’anziana cliente che per tutta la settimana metteva da parte monetine pur di concedersi un caffè. «Qui mi sento una regina», disse al titolare. Da allora il prezzo della tazzina al banco nella storica pasticceria in centro a Pordenone non è più cambiato: l’espresso con una “cioccolatina” vicino è fermo a un euro, nonostante rincari di materie prime e tutto il resto (1,10 il macchiato). LA DIFFERENZA Nella sua attività, infatti, l’espresso al banco non rappresenta il focus commerciale, ma un accessorio, un rito di benvenuto. Il discorso cambia per chi decide di consumare seduto: al tavolo il caffè costa 2,50 euro. Chi non frequenta il posto potrebbe stupirsi del divario, ma la cifra risponde a una logica precisa, che include l’acqua, un biscotto artigianale e l’attenzione di personale qualificato. Fa tutto parte dello “stile Faggiotto”: «Chi entra deve vivere un’intera esperienza», spiega, e parte di quel percorso è il servizio, che va pagato. Su questo aspetto il titolare è categorico: «Il servizio costa. Sbagliano di grosso quelli che non lo fanno pagare negli altri bar». Questo concetto vale per tutto, anche per l’aperitivo, che non è mai un semplice calice nudo e crudo. Riguardo al prezzo apparentemente alto, l’imprenditore conclude: «In genere i clienti, dopo aver consumato, escono sorpresi di quello che hanno avuto e contenti, perché hanno ricevuto più di ciò che si aspettavano. E per me è fondamentale non deludere mai le aspettative». LA POLITICA Dietro la scelta di bloccare il prezzo al banco c’è però una storia vera, un ricordo di circa dieci anni fa che ha dato un significato umano e profondo a questo scontrino. Faggiotto racconta che un giorno entrò in pasticceria una signora anziana. Era vestita bene, con quell’eleganza composta e dignitosa di chi, in passato, aveva frequentato il “bel mondo”, prima che la vita prendesse una piega diversa, lasciandola a fare i conti con una pensione minima. La donna si avvicinò alla cassa e aprì la mano: nel palmo stringeva un piccolo tesoro di monetine rosse, tutti pezzi da uno e due centesimi messi insieme a fatica. Guardò il titolare e confessò che passava l’intera settimana a risparmiare e a mettere da parte quegli spiccioli, uno a uno, col solo obiettivo di raggiungere l’euro tondo per potersi concedere il caffè da Peratoner. E a Faggiotto, che la guardava commosso, disse una frase che gli rimase impressa nel cuore: «Perché quando vengo qui da lei, questo posto mi fa sentire una regina».Quell’episodio toccante, che all’epoca fece piangere il proprietario e il cassiere, ha cambiato per sempre il valore di quella tazzina. Da quel giorno, anche in memoria di quella signora che oggi purtroppo non c’è più, l’euro al banco è diventato intoccabile. Un modo per garantire a chiunque, a prescindere dalle tasche, il diritto a un momento di bellezza.