PORDENONE - Un altro luogo amato dai pordenonesi potrebbe presto passare di mano. L’osteria “Al Fante” di Luigi Garlatti lungo viale Marconi è ufficialmente in vendita. Il motivo non è legato ad un calo degli affari, anzi, ma alla pressione burocratica che pesa a chi non è più un ragazzo.
«L’attività è in salute – riferisce Garlatti – mollo perché siamo invasi dalla burocrazia. Non ci sto più dietro, così getto la spugna». L’oste non regge il peso delle scartoffie, la gestione elettronica delle pratiche, i moduli per la privacy, i rapporti con gli enti, le incombenze, i software che cambiano. «Siamo cresciuti negli anni Sessanta, con la matita dietro l’orecchio, gli affari si facevano con una stretta di mano. Oggi è tutto più complicato. La voglia di lavorare c’è ancora, ma con le persone, non con la firma elettronica e il cloud», racconta Garlatti.
“Al Fante” è un punto di riferimento, nasce insieme al condominio, prima proprietà della famiglia Zani, poi è passato a diverse gestioni, finché 15 anni fa al timone è giunto Garlatti. Da tre anni e mezzo l’apprezzato oste percepisce la pensione, lavora da 52 anni, perché ha iniziato giovanissimo, a soli 13 anni. Alla bell’età di 67 anni la passione resiste, anzi nel tempo è sempre stata una costante. Alla Confucio, si dice “scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita”. E così è stato per Garlatti sul piano pratico, la voglia di cucinare c’è tutta ed è una priorità, pasta e fagioli e i piatti tradizionali sono il suo forte e poi ci sono le intoccabili giornate: giovedì, gnocchi, venerdì, pesce.






