Scenari
Per 30 anni hanno guadagnato con la Cina: ora Volkswagen, BMW e Mercedes devono scegliere
Dopo profitti straordinari, i costruttori tedeschi sono a un bivio: tagliare i costi o tornare a investire per la leadership
Anni fa, prima del Covid, chiesi a Ola Källenius, amministratore delegato della Mercedes-Benz, se temesse la crescente concorrenza dei costruttori cinesi. Mi rispose che riteneva assolutamente improbabile che gente a cui avevano insegnato a fare le macchine sarebbe stata un giorno in grado di creare in autonomia automobili all'altezza dell'eccellenza tedesca. I numeri del primo semestre 2026 restituiscono oggi la fattura di quella sicumera. La Mercedes-Benz perde il 28% dei volumi in Cina, la Volkswagen il 25,9% (con l'elettrico del gruppo, in quel solo mercato, arretrato del 47,9%), la BMW il 20,4%. Un crollo che si mangia, per intero, i ricavi che gli stessi Oem producono altrove. La Volkswagen cresce del 2,9% in Europa occidentale, del 72% in quella centro-orientale, dell'8,3% in Sud America, eppure chiude il semestre globale a -6,3%. La BMW guadagna il 5,4% in Europa e il 3% nelle Americhe, ma nel mondo arretra comunque del 4,2%. La Mercedes-Benz aumenta del 5% in Europa e del 15% in Nord America, con le Bev addirittura a +28% a livello globale, eppure il totale mondiale resta negativo: -7%. Alla Porsche, il -32% cinese uccide il +13% negli Usa, trascinando il dato complessivo a -16,5%. È questa la vera misura della crisi: non che la Cina vada male, ma che sia ormai talmente pesante nell'equazione complessiva da rendere irrilevante ogni buona notizia in arrivo da altrove...






