L'autorevole storico idolatrato dalla sinistra a In Onda cita Tacito ma sorvola su inchieste flop, l'inchiesta romana e le amicizie opache

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A "In Onda", su La7, Luciano Canfora ha usato Tacito per spiegare Ranucci. Un'operazione culturalmente elegante, storicamente impeccabile, e politicamente comoda quanto basta per lasciare fuori campo tutto ciò che non tornava. Lo storico e filologo, tra i più autorevoli intellettuali della sinistra italiana, non ha usato mezzi termini: quanto sta accadendo al giornalista di “Report” è "una operazione punitiva desiderata da tanto tempo". Parole nette, pronunciate con la sicurezza di chi maneggia le fonti classiche come altri maneggiano le agenzie di stampa. E per dare peso alla tesi, Canfora ha tirato in ballo niente meno che Tacito e la vicenda di Cremuzio Cordo, lo storico-senatore le cui opere, bruciate per condanna del Senato romano, "manserunt occultati et editi", rimasero cioè in circolazione, anzi ne uscirono rafforzate. Un parallelo suggestivo: la censura, dice Canfora, "è stupida, sostanzialmente", perché produce l'effetto contrario a quello voluto. Colpire Ranucci, in questa lettura, significherebbe consacrarlo: "diventerà un personaggio di gran lunga più noto e apprezzato se colpito".