Ospite di In Onda su La7, Luciano Canfora legge il caso Ranucci come un’operazione punitiva contro Report e richiama Tacito: i libri vietati di Cremuzio Cordo circolarono ancora di più.
Ospite di In Onda su La7, Luciano Canfora ha letto la vicenda che ha investito Sigfrido Ranucci come qualcosa di diverso da una normale questione aziendale interna alla Rai. Per lo storico e filologo, dietro le pressioni sul conduttore ci sarebbe una ritorsione, innescata dal modo in cui il giornalista ha praticato l'inchiesta e dall'irritazione che una verifica testarda delle carte produce in chi governa.
"È talmente evidente che si tratta di una operazione punitiva desiderata da tanto tempo", ha affermato Canfora, che ha ricordato di aver ascoltato in una circostanza pubblica le parole ironiche del conduttore di Report: "Passo il mio tempo a scrivere memorie in replica alle querele che mi vengono scaraventate addosso e che poi vanno a finire nel cestino". Il giornalista d'inchiesta come un filologo Il cuore del ragionamento di Canfora è un parallelo di mestiere. Parole che sono diventate virali in una clip pubblicata proprio dai canali ufficiali del programma condotto da Marianna Aprile e Luca Telese. "Ranucci è un personaggio che ha dato noia perché ha fatto il suo lavoro in maniera straordinariamente efficace. Penso che il giornalista bravo di inchiesta sia come un filologo: non si dà pace finché non ha raggiunto una verità documentabile", ha spiegato lo storico.









