La7

“La censura è stupida. Potrebbero leggere Tacito, che racconta esattamente i comportamenti del potere di vertice”. È la bordata lanciata dallo storico Luciano Canfora all’indirizzo della destra, in merito agli attacchi contro Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report. Ospite di In Onda (La7), lo storico e filologo legge quanto sta accadendo come qualcosa di molto diverso da una normale vicenda aziendale interna alla Rai: dietro la battaglia che investe il giornalista c’è una logica punitiva, che nasce proprio dall’efficacia con cui Ranucci svolge il mestiere dell’inchiesta e dal fastidio che la ricerca ostinata di fatti documentabili inevitabilmente provoca nel potere.

“È talmente evidente che si tratta di una operazione punitiva desiderata da tanto tempo – afferma Canfora – Io ricordo di aver udito, in una circostanza pubblica, delle parole ironiche di Ranucci quando diceva: “Passo il mio tempo a scrivere memorie in replica alle querele che mi vengono scaraventate addosso e che poi vanno a finire nel cestino””.

E sottolinea: “Ranucci è un personaggio che ha dato noia perché ha fatto il suo lavoro in maniera straordinariamente efficace. Penso che il giornalista bravo di inchiesta sia come un filologo: non si dà pace finché non ha raggiunto una verità documentabile. Invece – continua – il potere in generale, in particolare quelli un po’ in difficoltà come il nostro, tende a non gradire che si vada a fondo delle cose. Infatti elabora pseudonotizie, versioni di comodo, quindi c’è un’antitesi fra il filologo e giornalista che cerca la verità e un potere traballante che vuole tappare la bocca e soprattutto fornire versioni di comodo”.