ASIAGO - «Non provo rabbia nei confronti di Ranucci, solo tristezza. Ma comprendo il dolore di sua figlia: mio padre se n'è andato prima che la giustizia stabilisse in maniera incontrovertibile la mia innocenza». Roberto Rigoli ha parole misurate dopo l'imprevisto confronto pubblico che due giorni fa ha acceso la presentazione del libro di Sigfrido Ranucci (Il ritorno della casta, Bompiani) ad Asiago nell'ambito di Aperitivo con l'autore by Brazzale, storica manifestazione letteraria estiva dell'Altopiano. Dal pubblico del Teatro Millepini il primario trevigiano, protagonista di passate inchieste della trasmissione Report sulla gestione dei tamponi in Veneto, è intervenuto contestando la narrazione televisiva della vicenda che lo ha riguardato, rivendicando la propria recente assoluzione giudiziaria in un faccia a faccia serrato con il giornalista, concluso con una stretta di mano.

Perché ha deciso di andare ad Asiago alla presentazione del libro di Sigrfrido Ranucci?

«Io sono per metà asiaghese, metà del mio codice genetico è asiaghese, sento di appartenere a quella terra. Mia madre ha 99 anni ed è ancora lucidissima, d'estate torna ad Asiago nella sua casa e quindi io la sera quando posso vado a trovarla. In una di queste sere c'era la presentazione del libro e ho deciso di andare ad ascoltarlo».