di
Giulio Sensi
Al 30 giugno si contavano già 900 Comunità energetiche rinnovabili in Italia con risparmi per oltre 37 mila utenti. Sono un modello in crescita nonostante i molti ostacoli: intoppi burocratici e complicazioni tecniche. Ma diffonderle aiuterebbe la transizione. Lo studio dell'Istituto Euricse
Il caldo torrido ha rimesso al centro del dibattito il cambiamento climatico e l’insostenibilità economica e ambientale dei costi dell’energia elettrica necessaria a refrigerare tutti gli spazi. Si torna così a parlare delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer) rilanciate e spinte dalla direttiva europea Red II nel 2018 e nate come un mezzo per promuovere la transizione energetica. I vantaggi economici dei membri delle Cer, se non hanno impianti di proprietà, sono risicati. Perché gli incentivi riguardano l’installazione di impianti di produzioni – fondamentalmente di fotovoltaico – e non sconti in bolletta. In Italia ne esistono già circa 900, hanno 37.821 utenti e si fondano su modelli di gestione misti e di diversa natura. L’Istituto Euricse le ha censite e studiate nella ricerca Le Comunità energetiche in Italia: stato attuale e nuove prospettive, per analizzarne diffusione e caratteristiche. La potenza a disposizione è di 302,9 MW.







