VENEZIA - «Ci mancavano solo gli influencer ad alimentare la violenza e aumentare i pericoli in città: garantire la sicurezza non spetta né a loro né ai privati cittadini, ma alle autorità. La colpa se ciò avviene, però, è dello Stato che fa nulla per combattere l'impunibilità». Non usa mezzi termini l'assessora a Sicurezza e Polizia locale Francesca Zaccariotto, dopo che un influencer inglese, "Dje media", ha pubblicato in rete il video di lui che cosparge di vernice rossa spray i borseggiatori in giro per il centro storico.

Il suo "nobile" intento di impedire ai ladri di derubare turisti e residenti ammassati nei vaporetti, sugli imbarcaderi, tra le calli e i campi della città, però, non è stato apprezzato dalle autorità. «Non si è limitato a fare un'azione di disturbo, facendoli allontanare - spiega Zaccariotto - Una volta che i borseggiatori si voltavano dall'altra parte e cambiavano strada, questo content creator, il suo complice e la sua guardia del corpo, li seguivano e rincorrevano per poi cospargerli di vernice rossa, acqua mescolata ad una sostanza urticante e spray al peperoncino. È chiaro che poi i borseggiatori si voltavano indietro e scoppiava la rissa». I pericoli Infatti, in diverse occasioni sono volati tavolini, sedie, posaceneri di vetri, sputi, sberle, bicchieri, persino un passeggino. Il tutto, mentre accanto ai litiganti passavano anziani, bambini, gruppi di giovani e comitive di turisti. «Forse non ci rendiamo conto di quanto pericoloso sia stato tutto questo - continua Zaccariotto - e trovo assurdo che la maggior parte delle persone che commentano questi video li elogino, li ringrazino». Nello stesso video, della durata di un'ora e mezza, l'influencer riprende anche un'artigiana che esce dalla sua bottega per ringraziarli di quanto stavano facendo, spiegando loro, in inglese, come tutti i commercianti e residenti di Venezia si sentano impotenti davanti ai delinquenti che hanno invaso la città e in uno stato di costante pericolo.«Privati cittadini e influencer non devono farsi giustizia da soli - sottolinea l'assessora - Proviamo a pensare per un attimo a cosa succederebbe se tutti ci comportassimo come questa persona. Ci sarebbero risse, violenza e pericoli ad ogni angolo: regnerebbe l'anarchia più totale. Non possiamo permetterci di arrivare a questo. E il video che è stato pubblicato espone la città ad un rischio di emulazioni altissimo. Lo dimostrano anche i commenti che si possono leggere sotto al video: persone da ogni dove e residenti che li incitano, dicendo che tutti dovrebbero seguire il loro esempio. Invece, è l'esatto contrario». Impunità Se si è arrivati al punto in cui i cittadini sentono l'impulso di farsi giustizia da sé, però, non è colpa soltanto dei borseggiatori, ma della stanchezza frutto del fatto che pare non esista modo di fermarli. «Da inizio anno la polizia locale ha già fermato 75 borseggiatori - conclude Zaccariotto - Li conosciamo tutti per nome e cognome, sappiamo che faccia hanno, dove operano, in molti casi dove abitano. Gli strumenti tecnologici per rintracciarli e fermarli li abbiamo tutti, ma cosa ce ne facciamo se poi la Giustizia non fa la sua parte? Ciò che mi auguro è che la visibilità di cui gode Venezia e altre grandi città in preda ai borseggiatori, faccia capire a chi sta ai vertici dello Stato che è ora di cambiare le leggi, di slegarci le mani».