C’è il neocon Bill Kristol, già capo di gabinetto del vicepresidente Dan Quayle durante l’amministrazione di George H.W. Bush, che ironizza sul promesso «ritorno alle origini» ipotizzando una nuova vita per le cariche di cavalleria. C’è Michael McFaul, già ambasciatore in Russia con Barack Obama presidente e oggi professore a Stanford, che prospetta più sollevamenti per i soldati.
Nessuno, però, riesce a dare una spiegazione diversa dalle ormai solite scaramucce interne all’amministrazione e tra i trumpiani e la burocrazia americana, per la decisione del Pentagono, anticipata dal Wall Street Journal, di smantellare l’esperimento del 3rd Battalion, 504th Parachute Infantry Regiment, il battaglione della 173ª Brigata aviotrasportata, quella di stanza alla Caserma Del Din, a Vicenza, dov’è iniziata la storia dei droni della 173ª con il laboratorio FPV. Era stato creato appena nove mesi fa proprio per studiare e assorbire le lezioni della guerra dei droni in Ucraina. Circa 600 soldati avevano trasformato il reparto in un laboratorio operativo: costruivano e impiegavano droni, sperimentavano sistemi resistenti al jamming e prendevano parte a esercitazioni sulla guerra unmanned, con l’obiettivo di portare le lezioni apprese sul campo al resto dell’Esercito. Ora, dopo le esercitazioni in programma in Germania tra agosto e settembre, il battaglione consegnerà quanto imparato e tornerà a fare quello per cui era nato: la fanteria aviotrasportata.








