Un gruppo di migranti sulla spiaggia di El Trampolín a Ceuta, in Spagna, il 21 agosto 2026 (Epa / Reduan)Roma – Professor Yves Mény, giurista e politologo francese, perché questo braccio di ferro sui migranti esplode proprio adesso, a poche settimane dal faticoso accordo sul nuovo patto europeo?

“C’è un detto francese che si applica perfettamente a questa situazione: l’occasione fa l’uomo ladro. I fatti di Ceuta sono stati il pretesto ideale per rimettere in discussione un accordo negoziato con difficoltà per cinque o sei anni. Il patto non è ancora pienamente operativo e la sua prima applicazione pratica, coincisa con i controlli alle frontiere all’inizio delle vacanze estive, ha generato enormi ingorghi tecnici”.

Diversi agenti di polizia sorvegliano un gruppo di migranti presso la spiaggia di El Trampolín a Ceuta, in Spagna, il 21 agosto 2026 (Epa / Reduan)

L’accordo europeo è nato già fragile?

“Il problema è che le decisioni europee sono compromessi politici di brutta qualità, difficili da raggiungere. Tutti festeggiano la firma dell’accordo, ma questi compromessi sfumati e poco precisi scatenano subito polemiche sulla loro applicazione pratica. Le tensioni attuali sono solo la schiuma di un problema ben più profondo: la mancanza di precisione gestionale. Il nuovo patto può forse migliorare un po’ le cose, ma non credo sarà in grado di affrontare la reale complessità e immensità del fenomeno migratorio, e lo sta già dimostrando”.