Ceuta esplode, Lampedusa affonda e l’Unione Europea continua a fare l’unica cosa che le riesce meglio: riarmarsi fino ai denti per combattere il nemico numero uno, Vladimir Putin, mentre gli Stati membri litigano e si scannano a vicenda sulle questioni riguardanti la gestione dell’immigrazione.

Si finisce per dimenticare che l’immigrazione è un fenomeno globale, che si governa con accordi seri, canali legali, rimpatri veri e una politica comune. Ma parlare di “politica comune” a Bruxelles è come sperare nei miracoli. L’Ue continua a mostrare tutta la sua imbarazzante debolezza, trasformando un’emergenza condivisa in una squallida guerra tra poveri.

La crisi di Ceuta è l’ennesimo schiaffo in faccia all’ipocrisia europea. Tra fine luglio e inizio agosto, un’ondata di 70-80 mila persone ha travolto il confine tra Marocco ed enclave spagnola. Una bomba sociale scaricata su una città di appena ottantamila abitanti. Reazione dell’Europa? Zero. Mobilitazione generale? Nemmeno a parlarne. In compenso abbiamo assistito al solito, deprimente teatrino dello scontro diretto tra Roma e Madrid.

L’Italia ha pensato bene di reintrodurre i controlli sui voli e i traghetti dalla Spagna, sventolando il fantasma della sicurezza e dei “movimenti secondari”. Madrid ha gridato al complotto, accusando Roma di distruggere Schengen, per poi fare più o meno la stessa identica cosa: ripristinare i controlli verso l’Italia.