All'indomani del decesso della bambina di quattro anni morta all'ospedale Di Cristina di Palermo per sospetta difterite, le autorità sanitarie sono al lavoro per individuare l'origine del contagio e tracciare la catena dei contatti. A fare il punto sulle procedure in corso e sui rischi reali è il professor Antonio Cascio, direttore dell’Unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo.
L'attenzione degli esperti è indirizzata prima di tutto all'individuazione della fonte primaria dell'infezione. «Rintracciare il cosiddetto paziente zero in questa fase è importantissimo», spiega Cascio, evidenziando la possibilità che il batterio sia stato trasmesso in modo del tutto involontario: «Può essere che ci sia un portatore sano tra i parenti o i conoscenti e quindi inconsapevolmente abbia potuto infettare la bimba».
Per questa ragione sono scattate le misure previste dai protocolli sanitari per sottoporre a verifiche chiunque sia stato vicino alla bambina. «Adesso verranno avviate tutte le procedure per contattare tutti quelli che sono stati a contatto con la bimba, che verranno sottoposti a tampone e profilassi – aggiunge l'esperto –. Coloro che sono entrati in contatto con la bambina devono fare la cosiddetta chemioprofilassi, ovvero devono prendere degli antibiotici». Contestualmente alla profilassi farmacologica, viene controllata la posizione vaccinale dei soggetti esposti, con l'obbligo di aggiornamento immediato per chi non risulti vaccinato o abbia un ciclo incompleto.










