A Ferragosto moltissimi discount in Italia erano affollatissimi. File interminabili alla cassa. Non le solite offerte, no, la solita vita. Al di là dell'over tourism gli italiani da milleedue al mese, intorno ai dieci milioni se si considerano impiegati, la maggior parte dei lavoratori a partita iva, part time, donne, ricercatori (sì, i ricercatori plurilaureati in Italia prendono questo stipendio e senza tredicesima), sono rimasti a casa. Lo si vede dai colori. Abbronzati pochissimi, affannati e bianco livido quasi tutti. Carrelli pieni a basso costo e si mette quel che si può prendere, altro che dieta mediterranea. Il conto torna, ma la salute meno. Poi a casa, televisione, ventilatore a palla per chi ce l'ha. Così passa un'altra giornata, Ferragosto e quelle a venire.

Qualche settimana fa l'Italia che la nostra premier racconta come fulgida e sempre più ricca grazie ai suoi quattro anni di governo, la Caritas la descriveva così:

"La povertà tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una “strutturale normalità”. Il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas nel 2026 cresce dell’1,7% rispetto al 2024: un aumento più contenuto rispetto al passato, ma che di fatto non segnala ancora una reale attenuazione delle difficoltà sociali. Non si registrano infatti flessioni rispetto al periodo precedente alla pandemia, a conferma di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie. Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.