All’inizio del Novecento Alfred Marshall, grande economista inglese, mise in luce il fenomeno dell’“atmosfera industriale”: quel particolare clima che caratterizzava alcuni distretti inglesi e favoriva produzione, circolazione delle conoscenze e innovazione. Marshall guardava soprattutto alla divisione del lavoro tra imprese, ma dietro la sua intuizione emergeva una consapevolezza più ampia: l’economia non può essere separata dalla società nella quale opera, perché è legata alle istituzioni, alle relazioni sociali e, in ultima analisi, alla politica.

In Italia, sono stati soprattutto Giacomo Becattini, Sebastiano Brusco e Arnaldo Bagnasco a sviluppare queste intuizioni, mostrando lo stretto rapporto tra società ed economia nei distretti industriali. Imprese e comunità locali si alimentavano reciprocamente, dando vita a sistemi territoriali nei quali produzione, società e istituzioni erano profondamente intrecciate. Era il modello di larga parte della cosiddetta “Italia di mezzo”, la “Terza Italia” di Bagnasco, collocata tra il triangolo industriale di Piemonte, Lombardia e Liguria, dominato dalla grande impresa, e un Mezzogiorno caratterizzato da una struttura produttiva più debole e da un ruolo significativo dell’industria pubblica.