“Il capitalismo è sempre meno sociale. Si sta attenuando questa sua componente, di cui eravamo fieri in Europa”: il giudizio è di Piergaetano Marchetti, notaio, professore in Bocconi, l’uomo che da lungo tempo ha seguito tutte le evoluzioni del capitalismo familiare italiano, in Mediobanca ai tempi di Enrico Cuccia e accanto alle grandi famiglie della nostra imprenditoria, gli Agnelli, i Pirelli, i Pesenti, etc. Uomo di cultura (attualmente è presidente del Piccolo Teatro), di grandi passioni per la musica classica e la storia, europeista convinto. Ancora oggi attivissimo non solo sul fronte professionale (“che ne pensa Marchetti?” è domanda ricorrente in molte delle conversazioni d’affari a Milano) ma anche su quello culturale e dell’impegno civile.

E quella considerazione, assolutamente condivisibile, sta proprio all’inizio di una lunga intervista con Raffaella Calandra su “Il Sole24Ore”. Un autorevole punto di partenza per una riflessione sui cambiamenti che stanno radicalmente modificando il volto del mondo economico italiano e internazionale. Un capitalismo che smarrisce la sua anima sociale, in fin dei conti, mette a rischio la sua accettabilità e, perché no? la sua stessa competitività,nel momento in cui rinuncia al suoi valori e alla sua stessa cultura.