(a cura di Ugo Salerno, presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro)
L’eccellenza del modello imprenditoriale italiano non si misura esclusivamente attraverso i risultati economici, ma trae la propria forza da un approccio etico e da una profonda responsabilità sociale. Operare secondo principi di correttezza e attenzione verso tutti gli stakeholder rappresenta, oggi più che mai, un investimento strategico: le realtà capaci di coniugare profitto e valore sociale sono quelle che dimostrano maggiore resilienza e migliori performance nel lungo periodo. Tuttavia, questa visione rischia di restare incompiuta se non affrontiamo con determinazione quella che appare come la principale emergenza del nostro Paese: la perdita sistematica di capitale umano qualificato.
Le rilevazioni statistiche delineano uno scenario allarmante: tra il 2011 e il 2024, oltre 630.000 giovani hanno lasciato l'Italia, di cui 78.000 solo nell'ultimo anno. Non si tratta soltanto di un mancato ritorno economico sugli investimenti formativi, ma di una compromissione del futuro stesso della nazione, privata di quella che dovrebbe costituirne la classe dirigente. Sebbene l'esperienza internazionale sia un fattore di crescita imprescindibile, è necessario creare le condizioni affinché il rientro in Italia sia una scelta percorribile e attrattiva. La causa principale di questo esodo non è solo di natura retributiva, ma risiede in una diffusa sfiducia nella possibilità di intraprendere percorsi di carriera chiari e gratificanti entro i nostri confini.












