C’è un prima e un dopo i social. E c’è un prima e un dopo la loro ultra capitalizzazione. Sembra, infatti, che oggi abbiamo raggiunto un nuovo stadio che designa in modo irreversibile il passaggio da quelli che erano hub di interazione a veri e propri ecosistemi di vendita. In questo quadro, il 2025 ha segnato uno spartiacque decisivo stabilizzando di fatto con un albo professionale dedicato l’attività dell’influencer fino ad allora ancora confinata in una zona grigia e proiettando, così, il social media marketing verso inesplorate direzioni. Al netto di questi grandi cambiamenti, gli interrogativi sull’etica dei social e sul loro utilizzo rimangono tanti. Una materia ancora parzialmente regolamentata che con l’incedere dell’IA, secondo molti esperti, lascia intravedere una parabola discendente a cui il giornalista e studioso canadese Cory Doctorow ha dato il nome di “enshittification”, un termine tanto necessario da essere stato eletto come parola dell’anno nel 2024.
Quanto vale oggi essere visibili? Più di 30,81 miliardi di dollari, è il giro d’affari globale che nel 2023 ha mosso il mercato dei social. Una cifra destinata a superare i 50 entro il 2028, come riporta lo studio Influencer Advertising: market data & analysis di Statista. In questa grande partita l’Asia è il continente che punta più di tutti. È qui, infatti, che sono stati investiti ben 19,5 miliardi, seguita dalle Americhe con 6,43 e dall’Europa con 4,25. A dominare il mercato Meta con le sue piattaforme: Instagram prima scelta nel 2021 per il 94% delle aziende, seguito da Facebook con il 43%. A poca distanza TikTok con il 13% e YouTube con il 10%. Se poi restringiamo il campo e restiamo in Italia emerge un quadro interessante che ci parla, da un lato, di come le aziende stanno orientando le proprie scelte sulla scia di questo trend e, dall’altro, di una ipersaturazione del comparto.








