Six-seven, rizz, seggs, delulu... un saggio spiega come la lingua dei social sta plasmando le nostre identità. Il motivo? Semplice: venderci qualcosa

di Giuliano Aluffi

C’è un momento, nella vita digitale di ciascuno di noi, in cui ci accorgiamo che qualcosa è cambiato. Può capitare quando sentiamo per la prima volta nostro figlio 13enne usare un intercalare misterioso come six-seven, magari ignorando che proprio “67” è la recentissima scelta di Dictionary.com come parola dell’anno. Tutto nasce da una canzone del 2024 del rapper Skrilla, che pronuncia six-seven senza dargli un senso particolare. La canzone viene scelta come sfondo musicale da molti creator del mondo del basket giocando sul fatto che 6,7 piedi equivalgono a 2 metri, altezza di molti cestisti, che sempre più spesso, nelle loro interviste, oggi trovano il modo di citare la parola magica, per essere parte attiva di questo trend virale. “Dictionary.com ha fatto la stessa operazione, ha diffuso il termine sapendo che gli algoritmi dei social, in questo modo, avrebbero fatto impennare le visite al sito”, spiega Adam Aleksic, linguista e divulgatore americano molto seguito (@Etymologynerd) su TikTok, YouTube e Instagram e autore del recente saggio Algospeak: How Social Media Is Transforming the Future of Language (Knopf).