Non sono mode passeggere o concetti astratti: dal consenso alla mascolinità fragile, dalla solitudine agli AI companion, cinque concetti che spiegano come amiamo, ci relazioniamo e ci illudiamo nel mondo di oggi.

di Giulia Mattioli

Negli ultimi anni sono emersi concetti che raccontano la società in modo più diretto di molte analisi teoriche. Non nascono in ambito accademico né come semplici mode linguistiche: prendono forma nei dibattiti pubblici, nelle cronache e nelle conversazioni quotidiane, dando nome a cambiamenti profondi nei modi in cui viviamo i legami, il desiderio, il potere e la vulnerabilità. Nel 2025 questi concetti diventano particolarmente centrali, perché riflettono un presente in cui i confini tra vita privata, relazioni, emozioni e tecnologia sono sempre più indefiniti. Il linguaggio con cui codifichiamo diritti, aspettative e intimità, dice molto della società in cui viviamo: ecco cinque idee, cinque concetti che hanno segnato il dibattito sulle relazioni in quest’anno che volge al termine.

Il consenso è l’accordo libero, esplicito, informato e attuale che una persona dà per partecipare a un atto sessuale, e oggi rappresenta il criterio principale con cui molti ordinamenti distinguono relazione e violenza. Sposta l’attenzione dalla forza fisica - per decenni requisito quasi indispensabile per configurare la violenza sessuale - alla volontà della persona coinvolta, riconoscendo che la coercizione può manifestarsi anche tramite paura, manipolazione o incapacità di opporsi. In anni recenti il consenso è stato ampiamente al centro del dibattito internazionale per l’influenza della Convenzione di Istanbul, dei movimenti contro le molestie come il #MeToo e della crescente consapevolezza che molte forme di violenza non implicano urla o botte. L’evoluzione del concetto, dall’idea di ‘resistenza’ a quella di ‘partecipazione volontaria’, riflette un cambiamento culturale profondo: non si chiede più di dimostrare che una donna abbia cercato di difendersi, ma che entrambi i soggetti abbiano scelto liberamente di essere parte dell’atto, dall’inizio alla fine.