Sempre più persone instaurano legami sentimentali con chatbot, ma le motivazioni non sono uguali per tutti. C’è chi cerca rapporti duraturi ma ‘facili’ e chi uno spazio sicuro. Indovinate chi è chi.
di Giulia Mattioli
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Negli ultimi due anni gli AI companion sono passati dall’essere una curiosa realtà di nicchia a un fenomeno culturale diffuso e osservabile. Applicazioni sempre più affinate nel garantire compagnia emotiva, dialogo continuo e una forma di intimità personalizzata, hanno iniziato a produrre legami che per molti utenti assumono durata e continuità inedite, e vengono vissute come vere presenze affettive. Attorno a queste esperienze si è formata una costellazione di racconti personali, forum dedicati, diari e confessioni pubbliche, e oggi a questo materiale narrativo iniziano ad affiancarsi dati e ricerche che permettono di individuare alcune tendenze. Una delle più evidenti riguarda il modo in cui uomini e donne eterosessuali si avvicinano ai partner algoritmici, seguendo traiettorie diverse e guidati da aspettative specifiche.
Oggi creare un AI companion, ovvero un compagno o comapagna virtuale, è alla portata di tutti grazie a piattaforme dedicate come Character.AI, Replika, Chai, Anima AI e Talkie, che permettono di progettare personalità su misura senza particolari competenze tecniche. Sono soprattutto gli uomini a farlo, ma anche il bacino di utenza femminile cresce. Uno studio del Wheatley Institute at Brigham Young University indica che circa il 31% degli uomini tra i 18 e i 30 anni ha già interagito con un partner AI, contro il 23% delle donne. Le analisi di settore raccolte da All About AI stimano che circa l’80% degli utenti di AI romantici sia maschile, con una forte concentrazione tra giovani adulti.






