Innamorarsi di un’intelligenza artificiale non è più la trama di un film. Succede nella vita reale. Una nuova forma di relazione si sta diffondendo nel mondo: quella con i chatbot. Il fenomeno si chiama companionship, è la relazione intima tra un essere umano e ChatGPT. E a studiarlo, in modo scientifico e filosofico, è una ricercatrice italiana che vive e lavora a Parigi. Lei è Giada Pistilli, 33 anni, ricercatrice alla Sorbona, è principal ethicist («Si dice in italiano eticista?») di Hugging Face, la più grande piattaforma open source al mondo di intelligenza artificiale. Lavora al confine tra tecnologia e umanità, cercando di capire come questi legami nascono, si trasformano e (a volte) degenerano.

Il suo lavoro è al servizio degli sviluppatori: guida un gruppo di ricerca, riferisce direttamente al Ceo di Hugging Face, azienda nota ai tecnici, considerata una big tech e valutata 4,5 miliardi di dollari. E ha un compito: Shape the narrative, cioè orientare la narrazione pubblica dell’IA verso maggiore trasparenza e consapevolezza.

«La prima notizia è che le persone non cercano queste relazioni in modo consapevole. Succede piano, quasi senza accorgersene: all’inizio chiedi aiuto per scrivere un’e-mail, poi cominci a fare domande, poi a condividere la tua giornata. E un giorno ti rendi conto che provi un’emozione reale e non riesci più a farne a meno. Così il tempo che passi sull’applicazione aumenta vertiginosamente».