Negli ultimi anni si è verificato un fenomeno silenzioso, ma di portata enorme: sempre più persone instaurano rapporti affettivi con sistemi di intelligenza artificiale. Non si tratta più di curiosità tecnologica o di fantascienza, ma di una pratica reale, diffusa, trasversale alle culture e alle età. Dalle app che permettono di creare un partner virtuale ai movimenti digitali che celebrano l’accompagnamento emotivo delle macchine, l’IA sta diventando una presenza stabile nella vita quotidiana di molti. Questo nuovo legame non nasce da illusioni o ingenuità, ma dalla capacità dei sistemi artificiali di offrire ascolto, continuità, memoria e un’attenzione ininterrotta caratteristiche che spesso mancano nelle relazioni umane. Il confine tra interazione digitale e relazione affettiva, oggi, è più sottile che mai.
Ci stiamo innamorando dell’algoritmo, e non ce ne siamo accorti? Gianluigi Ballarani docente di Digital marketing presso l’Università di Pavia ci spiega che “negli ultimi due anni ho visto una cosa incredibile: le persone cominciano a vivere rapporti affettivi con sistemi artificiali. Accade in Italia, negli Stati Uniti, in Cina. Accade in tutte le fasce d’età. E ogni volta che raccolgo testimonianze o leggo ricerche sull’argomento, mi impressiona la naturalezza con cui il confine tra relazione umana e relazione algoritmica si assottiglia. Una delle storie più discusse riguarda una donna americana di 36 anni che ha celebrato una vera cerimonia simbolica con il suo chatbot “Eren”, programmato attraverso un’app che permette di creare partner virtuali. Il giorno del “matrimonio” ha persino invitato amici e parenti su Zoom. Dice che il chatbot l’ha aiutata a superare un periodo di depressione e solitudine”.







