Il capitalismo ai tempi della post-democrazia è a un bivio. Folgorato sulla via di Peter Thiel, il fondatore di PayPal e teorico americano dell’oligarchia digitale che ha immaginato l’ascesa di Donald Trump prima che avvenisse, il potere globale si chiede se davvero basterà l’intelligenza artificiale e un algoritmo a determinare le sorti dei propri affari (e del mondo) o se forse non sia il caso di tornare all’origine di tutto: la persona. «Noi cattolici siamo chiamati ad opporre resistenza alla fioritura del cosiddetto “transumanesimo”, che minaccia non solo la politica ma anche la religione» spiega Stefano Zamagni, durante la tappa finale della rassegna culturale “Lunga Percorrenza”, andata in scena alla Stazione Radio di Milano nel mese di giugno. Per il padre dell’economia civile, gli effetti dell’onda lunga che da oltreoceano si è abbattuta sull’Europa andavano previsti per tempo, dal punto di vista economico e sociale. Adesso i rischi di una deriva incontrollata sono destinati ad aumentare.Professor Zamagni, pochissimi supermiliardari possono contare su ricchezze pari al debito dei Paesi poveri. Che ne è del sogno di un mondo più giusto, che a metà degli anni Novanta si affacciava con il movimento di Seattle e oggi pare essere un desiderio di pochi?L’impegno per un mondo più giusto sembra essere stato archiviato, è vero, ma quella sfida non è perduta. Anzi. La globalizzazione è nata proprio con la finanziarizzazione dell'economia. Quanto al nostro capitalismo, basta vedere a Milano, è ormai capitalismo finanziario, non più capitalismo industriale. Prima c'era il capitalismo delle campagne, prima ancora il capitalismo commerciale. Oggi è capitalismo finanziario allo stato puro. Di più: stiamo entrando nella nuova fase del capitalismo digitale. Qual è il principio guida? È quello secondo cui i capitali devono esser liberi di potersi muovere come vogliono, senza controlli e senza vincoli di sorta. È ovvio che, in questa prospettiva, il problema della cancellazione del debito dei Paesi più poveri non potrà mai essere risolto. Prima bisogna modificare le regole, lo sostengo da tempo. Se si vuole essere seri e coerenti bisogna avere il coraggio di chiedere alle Nazioni Unite di riscrivere completamente tutti gli statuti, dal Fondo monetario internazionale all’Organizzazione mondiale del commercio.Quanto pesa sull’attuale fase mondiale, caratterizzata da guerre combattute sul campo e guerre finanziarie, l’ascesa della tecno-oligarchia americana?È un fattore decisivo ed è sbagliato oggi sorprendersi per quanto sta accadendo. Libertà e democrazia secondo il transumanesimo di Thiel non sono più compatibili. Gli americani facevano sul serio già dal 2007 e noi europei li abbiamo sottovalutati, sbagliando. In realtà, avremmo dovuto vedere in rete i loro programmi di insegnamento, i docenti, il reclutamento degli studenti. Avremmo capito prima. Oggi pensiamo che il problema sia Donald Trump. No, è il trumpismo semmai, cioè il pensiero sottostante, che ha un suo fondamento anche filosofico oltre che teologico: quello di pensare che è necessaria una nuova forma di religione, una specie di tecno-religione. Secondo questa corrente di pensiero, la religione deve essere legata alle capacità degli esseri umani di crearsi la loro fede. Concretamente, vuol dire che non esiste più una religione rivelata. L’approdo finale è che Dio può anche esistere, però è totalmente irrilevante. Per questo dico che noi cattolici dobbiamo opporre resistenza a tutto questo.Quale sarà invece, alla luce del diffondersi di queste teorie, il futuro del capitalismo e dell’industria?Ci sono due risposte possibili, che interrogano in questo momento lo stesso mondo capitalista, che di fatto è al bivio. Da un lato ci sono coloro i quali vedono che in questa tendenza c'è la possibilità di allargare il proprio spazio e i propri affari all’infinito. Dall’altro ci sono i cosiddetti capitalisti woke, cioè quei capitalisti che si fanno carico anche delle conseguenze di natura sociale, soprattutto sul piano distributivo, conseguenti alla loro azione. Questa distinzione la vediamo molto bene anche in Italia, perché il capitalista della manifattura tradizionale vede con disgusto quanto sta avvenendo. Pensate agli effetti che ci saranno nelle aziende sull’organizzazione del lavoro. Due settimane fa Sam Altman, il co-fondatore di OpenAi, ha fatto una proposta: settimana lavorativa di 32 ore per tutti a parità di salario, creazione di un fondo sovrano nazionale, alimentato dalle stesse aziende dell’intelligenza artificiale, che distribuisca dividendi a tutti i cittadini americani anche per compensare chi a causa delle nuove tecnologie perde il posto di lavoro. In pratica, chi ha determinato questa situazione pretende anche di definire cosa dovrà succedere in futuro, riscrivendo da sé le regole della democrazia e del welfare.Che effetti può avere sulla tecno-oligarchia che sogna di abbattere le democrazie, il messaggio di Leone XIV?Il Papa ha avuto il coraggio di denunciare con grande chiarezza ciò che sta accadendo nella sua enciclica, ricordando ad esempio come nella storia moderna e contemporanea erano gli Stati a governare i processi di trasformazione tecnologica e non il contrario. Era la politica che dava la linea e chi si occupava di economia, in un modo o nell'altro cercava di seguirla, di adeguarsi. Questa concentrazione del potere nelle mani di pochi è un incubo. Nella “Magnifica humanitas”, Prevost ha avuto il coraggio di indicare un percorso lungo il quale muoversi. Ed è il motivo per cui questa enciclica è stata salutata positivamente da tutti, forse meno che dalle Big Tech americane.Ha fatto riferimento alla necessità di una resistenza culturale, innanzitutto da parte dei cattolici. Da dove si deve partire?Direi che occorre partire dalla difesa della democrazia e su questo hanno già detto tutto i padri costituenti. Lo hanno fatto in modo molto chiaro. Teniamo conto che la nostra Costituzione per questa parte trae spunto dal Codice di Camaldoli, non dimentichiamolo. Metà dell'impianto culturale della nostra Carta è stato tratto pari pari dal Codice di Camaldoli. Pensate all'articolo 45, che tutela le forme di impresa senza scopo di lucro e riconosce il valore sociale delle cooperative. Anche l'articolo 118 è stato ridefinito dalla riforma del Titolo V e si basa sul principio di sussidiarietà, una parola che prima non c'era. In entrambi i casi si riconosce e si esalta il ruolo del Terzo settore, ribadendo in un certo senso il primato della società civile rispetto allo Stato.