Il tema è quello dell'equilibrio tra potere economico e potere politico. Con in gioco la democrazia, e i rischi che l'ordine democratico e liberale corrono al tempo dei colossi tecnologici che, come ha spiegato Francesco Gaetano Caltagirone, possono essere considerati i «nuovi faraoni» perché dotati di «conoscenza, potere e soldi».
La scena è quella del Festival dell'Economia di Trento, durante il dibattito su «Illuminati e democrazia», al quale il presidente del Gruppo Caltagirone, ha partecipato insieme all'ambasciatore Giampiero Massolo e a Fabio Tamburini, direttore del Sole24Ore, nella veste di moderatore. Ma chi sono gli illuminati oggi? Sono le Big Tech. Caltagirone si chiede: «La democrazia come si può difendere» da queste concentrazioni di potere? «Direi che c'è già un precedente: all'inizio del 900, nel 1911 negli Stati Uniti è stata fatta la prima legge antitrust, la legge Sherman. Ebbe come risultato che Rockefeller, il quale controllava ferrovie e petrolio, dovette dividere la sua azienda in quarantotto aziende». A quell'epoca, incalza Caltagirone, «erano quarantotto gli Stati degli Stati Uniti». Rockefeller «ne tenne una sola, che oggi si chiama Exxon». Il centro del ragionamento sta nel fatto che il petroliere americano era diventato troppo grande, e «la democrazia si è difesa con delle leggi che limitavano la possibilità di espansione di Rockefeller». Una concentrazione di potere che rischiava di incidere in maniera consistente sulla libertà democratica. E questo è un esempio economico. Poi, da cultore di storia, Caltagirone ricorda come già nell'antichità la politica ha cercato sempre dei contrappesi rispetto ai poteri emergenti che tendevano a diventare troppo ingombranti. «Duemila e duecento anni fa, Scipione l'Africano aveva salvato Roma battendo, a Zama, Annibale. Qualche anno dopo, suo fratello, Scipione l'Asiatico, conquistò Antioco e conquistò la Siria. A Roma c'era una opposizione agli Scipioni, perché essi erano grecizzanti. Venne trovata la scusa di irregolarità amministrative». Fu allestito un processo. «La mattina del processo», prosegue Caltagirone, «Scipione l'Asiatico fu accompagnato dal fratello, il quale premise: "guardate voi oggi forse non sareste vivi, e forse Roma non ci sarebbe più, se io non avessi vinto a Zama. Siete sicuri di voler fare questo processo? Si scatenò una gazzarra e la seduta fu sospesa. La mattina seguente Catone gli disse: ci ho pensato tutta la notte. È vero, io non ci sarei, e forse non ci sarebbe più Roma. Non abbiamo il diritto di processarti, ma tu con quella vittoria sei diventato troppo grande e Roma è troppo piccola per te, quindi devi andare in esilio». La morale di queste vicende, che sembrano lontane, ma sono attualissime, viene sintetizzata così dall'imprenditore ed editore: «Nessuno può essere tanto grande in una società da potersi imporre all'interesse collettivo». Quindi due esempi: «Quello economico, in cui il rimedio è stata la legge antitrust; e quello politico, in cui la soluzione è stata mandare in esilio uno che era troppo grande, proprio come disse Catone». Tornando ad oggi, i super poteri Caltagirone li individua nelle «Big Tech». E «oggi sfidare una Big Tech significa rischiare di non essere eletto. Ed ecco la democrazia che va a rischio». È un discorso allo stesso tempo allarmato ma anche consapevole che non ancora tutto è perduto. Anzi. Esistono le soluzioni. «La democrazia, a questo punto, deve avere delle modifiche per sopravvivere». La questione individuata da Caltagirone è questa: «Per rafforzare la democrazia devo rafforzare il potere decisionale. Noi vediamo che cosa sta succedendo. La Francia e l'Italia per 50 anni sono state le due più grandi potenze del Mediterraneo: prima la Francia e poi l'Italia. Oggi è la Turchia. Ma non perché la Turchia abbia un Pil maggiore, ma perché ha un sistema decisionale rapido ed efficace». Le democrazie contemporanee soffrono dunque di lentezza decisionale. E il discorso continua così: «Oggi la Cina, la Russia, la Turchia, ed altri Paesi, hanno la facoltà di decidere più rapidamente. E questo, con la possibilità di attacco dall'interno attraverso le Big Tech, rende importante una cosa, dare a chi decide più poteri. Ma dandogli più poteri si mette a rischio la democrazia». La via d'uscita indicata da Caltagirone, è formulata così: «Mandati politici brevi». Vale a dire «tanto potere nelle mani di chi governa ma per poco tempo». Proprio quando c'è poco tempo, tra l'altro, spiega, «se si vuol fare qualcosa lo si deve fare in fretta». Con un postulato: «Non accorciare la linea del potere». Un esempio in questo senso è il referendum sulle questioni tecniche che, invece andrebbero lasciate «agli eletti dal popolo». Ce lo insegna la situazione italiana: «Noi siamo uno dei grandissimi Paesi esportatori, e tutto quello che ricaviamo in gran parte lo spendiamo per importare energia. Il referendum nucleare ha danneggiato l'Italia, la quale sarebbe un Paese completamente diverso, e forse sarebbe il primo Paese europeo, se il nucleare che già avevamo - eravamo più avanzati degli altri - non l'avessimo demolito, buttando una massa enorme di soldi». Il problema quindi è «riformare la nostra democrazia. Io - dice Caltagirone - non sono un costituzionalista, ma capisco che, se continuiamo così, perdiamo».IL TEMA Il tema della sconfitta nel grande scenario geopolitico è in cima alle riflessioni e alle preoccupazioni. È molto netto in questo passaggio del suo discorso, a proposito dell'Europa. «Oggi il nostro continente», spiega, «sta affondando. Non è un ritardo tecnologico, è che non vuole vincere perché non decide». Se volesse, il Vecchio Continente e le nazioni che lo compongono, avrebbero tutte le possibilità di uno scatto di reni. Il panel è finito. Ma c'è ancora tempo per un'ultima annotazione sulla situazione odierna, ma molto attinente al discorso sui rischi che corre la democrazia. Gli viene chiesto, da imprenditore, qual è la situazione dell'economia italiana. Ed ecco la risposta: «Mentre le imprese continuano ad avere ottimi risultati, i salari non crescono e questo socialmente crea disagio. Non si è smesso di produrre ricchezza, ma il problema è la suddivisione della ricchezza».











