Mauro D'Angeli all'Adnkronos: "Salvare la piccola Giulia? Un'emozione che sento ancora fortissima". Danilo Dionisi, intervenuto ad Arquata del Tronto: "Le abitazioni non esistevano più, rase al suolo come in un bombardamento"

L'allarme in piena notte, le città ridotte a un deserto di macerie, i soccorsi, la paura, la fatica, la gioia immensa per essere riusciti a strappare una vita alla furia devastante del terremoto: a dieci anni dal sisma che sconvolse il Centro Italia, la tragedia è ancora vivissima nei ricordi e nelle parole dei vigili del fuoco che intervennero in quelle ore concitate per una missione di soccorso che ha segnato le loro vite in maniera indelebile.

AMATRICE DISTRUTTA, IL SALVATAGGIO DELLA PICCOLA GIULIA

Quando è riuscito a estrarre dalle macerie di Amatrice la piccola Giulia era già giorno inoltrato. Da ore, però, Mauro D'Angeli, vigile del fuoco all'epoca in servizio al Comando di Rieti, stava scavando tra gli edifici sventrati dal sisma di magnitudo 6 che il 24 agosto del 2016 devastò il Centro Italia. Prima della bambina, dai cumuli di pietre e travi, aveva tirato fuori una coppia: dormivano quando la terra ha tremato. "Il marito ce l'aveva fatta, la moglie purtroppo no. Fu il primo intervento di quel giorno", ricorda oggi, ripercorrendo con l'Adnkronos quegli istanti terribili. Quella notte lui era a casa, libero dal servizio. "Mi sono precipitato in caserma, come tanti altri miei colleghi che avevano finito il turno. Tutti, anche chi era in ferie, si è arrivato in fretta e furia. Alcune squadre erano già partite, dopo pochi istanti anche io ero in viaggio per Amatrice".