Finlandia, Svezia, Austria, assieme a Svizzera e Germania, hanno deciso di rimandare in Italia i dublinanti, migranti entrati in Europa dopo esser approdati nel nostro Paese. Un effetto domino che arriva dopo Ceuta e dopo le tensioni del governo Meloni con la Spagna, culminate con la sospensione di Schengen. Ne abbiamo parlato con Luciano Scalettari, presidente di ResQ.

Finlandia, Svezia e Austria si sono aggiunti alla lista di Paesi che hanno deciso di rimandare in Italia i dublinanti, richiedenti asilo entrati in Europa passando per il nostro Paese. Prima era stato il turno di Svizzera e Germania. Uno dopo l'altro gli Stati europei stanno annunciando il trasferimento dei migranti in Italia, Paese di primo approdo e a cui secondo il nuovo Patto europeo sulle migrazioni e l'asilo (in linea con il Trattato di Dublino) spetta la competenza. Un effetto domino che arriva dopo Ceuta e dopo le tensioni del governo Meloni con la Spagna, culminate con la sospensione di Schengen. Ne abbiamo parlato con Luciano Scalettari, il presidente dell'ong italiana ResQ-People Saving People.

La decisione della Germania è stata seguita da altri quattro Paesi. La questione è sempre la stessa: migliaia di migranti arrivati in Europa e gli Stati membri che litigano su chi debba occuparsene. Cosa pensa di questo rimpallo di responsabilità? Queste sono le conseguenze di una politica che è radicalmente sbagliata. Sia la normativa di Dublino 1 che la Dublino 2, tutti accordi che peraltro l'Italia ha firmato. Questa politica porta a una gestione dei migranti come dei pacchi postali, da rimandare con fastidio al mittente, il primo approdo. Occorrerebbe ripensarla alla radice. Solo che siamo in una fase in cui non c'è al centro la persona e i suoi diritti. Al centro ci sono i muri e c'è un vento xenofobo e di paura che porta per ragioni elettoralistiche a fare questo tipo di operazioni che non portano da nessuna parte. È come cercare di fermare l'acqua che scende in un torrente: se non passa da una parte, passa da un'altra. Non è questa la via.