Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiMa se c’è da bonificare l’amianto in aree private o dismesse nelle quali non si capisce chi sia il proprietario o i proprietari, che cosa si può fare?
Fabrizio Protti, presidente dello Sportello amianto nazionale, Associazione di protezione ambientale che opera tra cittadini ed enti pubblici in tema di gestione del rischio amianto, guarda al caso di Bologna dove nel quartiere Arcoveggio il Comune ha emesso due ordinanze, una nel 2018 e una nel luglio scorso (fonte: Corriere di Bologna) per lo smaltimento dell’amianto dai tetti di alcuni capannoni e commenta con ItaliaOggi: «Bisognerà in qualche modo rendere più efficace il sistema di controllo e il sistema di sanzionatorio, anche nei confronti dell'ente pubblico se non fa quello che deve fare».
L’ente pubblico in questione è il Comune, che nella figura del sindaco è chiamato a intervenire facendo bonificare a proprie spese (in caso di inadempimento dei privati) le aree a rischio amianto alla scadenza delle ordinanze che obbligano i privati alla bonifica, per poi rivalersi su di essi per il rimborso spese.
Invece capita che le ordinanze vengano emesse ma, alla loro scadenza, niente accada. Lo spiega bene il presidente dello Sportello nazionale amianto: «La questione sta nel fatto che la legge 257 del 1992 diceva che sostanzialmente l'amianto non doveva essere più prodotto e più commercializzato, ma non imponeva nessun obbligo di rimozione ai privati. Questa legge comincia a essere un pochino stretta, diciamo così».










