Foto d'archivio (Lapresse)

Un rimborso che, per molte vittime e famiglie, sa di beffa. L’amianto continua a provocare migliaia di morti ogni anno: decessi silenziosi, in gran parte legati all’esposizione alle fibre inalate durante il lavoro in fabbriche e cantieri, che nel tempo hanno dato origine a centinaia di procedimenti civili e penali. E se dal 2008 esiste un Fondo per le vittime dell’amianto, destinato a riconoscere prestazioni aggiuntive agli aventi diritto, nel 2023 il governo Meloni ha introdotto una misura separata. Non si tratta di uno strumento universale, ma di un intervento rivolto esclusivamente a Fincantieri per coprire, indirettamente, gli oneri derivanti dalle condanne civili legate agli ex lavoratori ammalatisi di patologie correlate all’amianto. Una norma che negli anni ha suscitato più di un malumore, non solo tra associazioni, familiari delle vittime e sindacati, ma anche all’interno della stessa maggioranza di governo.Il decreto, la legge e il ricorso alla Ue: il contorto iter del provvedimento Tutto parte da un articolo inserito nel decreto legge del 2023 (articolo 24 del decreto-legge 30 marzo 2023, n. 34), poi convertito in legge con il cosiddetto decreto Bollette. La norma istituisce un fondo destinato alle vittime dell’amianto "in favore dei lavoratori di società a partecipazione pubblica che hanno contratto patologie asbesto-correlate durante l’attività lavorativa svolta presso cantieri navali".Di fatto si tratta di una misura costruita su una sola società: Fincantieri. Colosso della cantieristica civile e militare, il gruppo è controllato per circa il 64% da Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Inizialmente il fondo prevedeva una dotazione di 20 milioni di euro, destinata ad aumentare progressivamente fino a 80 milioni nell’arco di quattro anni.Una norma che ha suscitato forti polemiche tra familiari delle vittime e associazioni, che interpretano il fondo come uno strumento per alleggerire il peso economico derivante dalle condanne civili legate ai casi di esposizione all’amianto."La cosa davvero iniqua è che si finisce per rimborsare, di fatto, chi quelle morti le ha causate - osserva Giancarlo Moro, rappresentante di associazioni delle vittime dell’amianto – Ovviamente non parliamo degli attuali dirigenti, ma di sentenze fondate su fatti avvenuti molti anni fa. Tuttavia la società continua a rispondere civilmente di quei danni. Intanto le vere vittime aspettano da anni che il fondo universalistico venga finanziato in modo adeguato".La vicenda arriva anche a Bruxelles. "Le associazioni delle vittime hanno sollevato la questione davanti alle autorità europee competenti in materia di concorrenza, ipotizzando che si trattasse di aiuti di Stato in grado di alterare il mercato" spiega Moro. Un’istanza respinta dalle istituzioni comunitarie, che tuttavia si sono riservate ulteriori approfondimenti.Nel frattempo la misura resta a lungo senza applicazione concreta: l’Inail non procede infatti all’erogazione delle somme previste in favore di Fincantieri e la questione torna al centro del dibattito politico. Con la legge n. 50 del 2026 viene quindi introdotta una disposizione che prevede tempi certi da parte dell’Inail, fissando il termine entro tre mesi. Alcune associazioni si rivolgono quindi a Mattarella: secondo il loro punto di vista in ballo c'è un principio costituzionale. E il Quirinale informa, e rimanda la "patata bollente", al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Un decreto che imbarazza anche a destra Ma se a sollevare maggiormente la questione sono le associazioni delle vittime - che martedì 26 maggio scenderanno in piazza a Roma per protestare contro il provvedimento e saranno ricevute anche da una commissione parlamentare - la misura continua a creare non pochi imbarazzi anche nel centrodestra.A registrare i maggiori malumori sono soprattutto due esponenti della Lega provenienti da territori dove le morti legate all’amianto rappresentano ancora oggi una ferita aperta nella storia industriale locale.Gian Marco Centinaio il senatore leghista che ha promosso un emendamento contro il cosiddetto “Decreto FIncantieri” (Foto Lapresse) "Vogliamo fare chiarezza sul Fondo per le vittime dell’amianto, affinché le risorse siano destinate davvero alle vittime e non a chi è stato giudicato colpevole: è il senso dell’emendamento che sarà presentato in Senato al decreto legge Milleproroghe", recitava una nota diffusa nel gennaio 2025 dal vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio e dall’europarlamentare Anna Cisint, esponente dello stesso partito ed ex sindaca leghista di Monfalcone, città simbolo della cantieristica navale italiana.Dichiarazioni che però non hanno avuto effetti concreti: l’emendamento è stato bocciato dalla stessa maggioranza che ha proseguito sull’attuazione della norma. E il nodo resta un altro: i sostegni economici legati all’amianto seguono oggi due percorsi distinti e non sempre finiscono nelle tasche delle vittime.Migliaia di vittime e pochi fondi per risarcirle C’è stato un tempo, durato decenni, in cui l’amianto rappresentava uno dei pilastri dell’industria italiana. Economico, estremamente resistente, ignifugo e con ottime proprietà isolanti, è stato largamente utilizzato tra gli anni Sessanta e Ottanta nell’edilizia, nella cantieristica navale, nell’industria metalmeccanica e in quella tessile.Nonostante i rischi per la salute fossero già oggetto di crescente attenzione scientifica, l’Italia ha vietato definitivamente produzione, commercializzazione e utilizzo dell’amianto soltanto con la legge 257 del 1992. Nel frattempo, però, i danni provocati dall’esposizione si sono trascinati per decenni e ancora oggi si contano migliaia di morti ogni anno legate a patologie asbesto-correlate. Tra queste c’è il mesotelioma pleurico, una forma tumorale particolarmente aggressiva associata all’esposizione alle fibre di amianto.Un presidio contro le vittime dell'amianto del teatro “La Scala”a Milano (Foto: Lapresse) Il motivo è legato ai lunghi tempi di latenza della malattia: i sintomi possono manifestarsi anche dopo 30 o 40 anni dall’esposizione.Il primo fondo nazionale, di carattere universalistico, destinato a riconoscere una prestazione economica aggiuntiva ai lavoratori affetti da patologie asbesto-correlate riconosciute dall’Inail - e, in caso di decesso, agli eredi - nasce nel 2007 durante il secondo governo Prodi. Negli anni successivi è stato rifinanziato a più riprese da governi di diverso colore politico, ma secondo associazioni e familiari delle vittime restano ancora numerose situazioni prive di adeguata copertura.Il problema, spiegano gli attivisti, è che molte famiglie si trovano di fronte a società illustri, ma cessate da tempo, quindi non più economicamente in grado di rispondere ai risarcimenti. In questi casi ottenere un riconoscimento civile diventa estremamente difficile, se non impossibile."Il vero problema è che esiste una disparità di trattamento tra chi può chiedere un risarcimento a una società ancora esistente e chi invece questa possibilità non ce l’ha", ricorda Giancarlo Moro. Ed è anche per questo che molte famiglie delle vittime considerano il sostegno previsto nei confronti di Fincantieri una vera e propria beffa. Una vicenda sulla quale nessuno sembra intenzionato, oggi, a mettere la faccia.