BELLUNO - Niente bagni sul Piave, recita l'ordinanza di Palazzo Rosso, emanata martedì. Ma anche ieri più di qualcuno se n'è infischiato: è andato in riva al fiume sacro alla patria e ha "intinto" i piedi nell'acqua fresca per trovare refrigerio. La sensazione è che il divieto non solo di balneazione, ma anche di accesso alle sponde di Piave, Ardo e Cordevole sarà tranquillamente ignorato dai più. Non serve andare in riva ai tre corsi d'acqua per averne la certezza: basta guardare le reazioni social. Alla pubblicazione dell'ordinanza, si è scatenato il putiferio, tra chi grida allo scandalo e chi denuncia il Comune di "totalitarismo" come ai tempi del Covid; anche se a onor del vero va specificato che Palazzo Rosso non ha fatto altro che recepire un documento regionale - il decreto del direttore della Direzione Ambiente e Transizione Ecologica della Regione Veneto n. 424 del dicembre 2025 - che individua le sole zone lacustri della provincia di Belluno (Lago di Santa Croce, Centro Cadore, Mis) come idonee alla balneazione per la stagione 2026, escludendo totalmente i corsi d'acqua correnti. In ogni caso, le polemiche monteranno ancora per poco: l'ordinanza è arrivata dopo due mesi abbondanti di estate torrida e praticamente a ridosso dei temporali che porteranno la stagione a declinare verso l'autunno: difficile che a settembre qualcuno voglia ancora tuffarsi nel Piave, in barba ai divieti.