Stop ai picnic sugli isolotti del Piave. Oltre al divieto permanente di balneazione nelle acque del fiume, ora arriva un’ordinanza specifica che chiarisce una volta per tutte cos’è concesso e per cosa invece si rischia una multa da 25 a 500 euro. Oltre a questo, chiarisce anche le responsabilità delle autorità comunali, limitate all’installazione della segnaletica.

Il provvedimento arriva dopo l’ultimo vertice, dove i sindaci ribadivano alla luce delle diverse morti - quasi tutte giovani - la necessità di aumentare la sicurezza sulle “spiaggette abusive”. L’ordinanza vieta non solo di fare il bagno, ma anche di fermarsi sugli isolotti naturali, sostare su manufatti presenti nell’alveo e attraversare il fiume per raggiungere la sponda opposta. E questo includerà i tristemente noti piloni sotto il cavalcavia ferroviario tra Fagarè della Battaglia (San Biagio) e Ponte di Piave. Il provvedimento riguarda infatti tutto il tratto del Piave che attraversa il territorio comunale, oltre ai canali e ai fossi affluenti e defluenti. Tra i primi a firmare il provvedimento e a condividerlo con i cittadini è il sindaco di Susegana Gianni Montesel. «È una risposta corale - spiega il primo cittadino. - Ne abbiamo parlato durante le riunioni a Treviso: il tema era capire chi deve fare cosa, considerando che l’acqua è un bene demaniale. Si è cercato di trovare una posizione comune. La Protezione civile ha indicato di installare la cartellonistica, ma il punto riguarda anche le responsabilità».La questione è stata chiarita da un parere dell’Avvocatura dello Stato, inviato alla Prefettura: i Comuni devono occuparsi dell’emanazione dell’ordinanza e della posa dei cartelli informativi. Non si tratta quindi di una responsabilità diretta sulla gestione dell’acqua, ma di un sistema per aumentare l’attenzione e la prevenzione. In concreto, i comportamenti vietati sono fare il bagno e sostare sugli isolotti, perché questo implica anche l’attraversamento dell’alveo del fiume. È invece possibile restare sulle spiagge, che sono aree demaniali accessibili. «Siamo tra i primi ad aver pubblicato l’ordinanza, ma altri Comuni seguiranno, soprattutto quelli interessati dal corso del fiume. Anche se non si sono verificati episodi particolari, è meglio prevenire che curare».La decisione Come spiegano sull’albo pretorio, la decisione si inserisce nel quadro delle normative nazionali ed europee sulla qualità delle acque di balneazione. In base a queste disposizioni, le acque che non rientrano tra quelle individuate come idonee devono essere considerate non balneabili. Accanto agli aspetti normativi, pesano soprattutto le ragioni legate alla sicurezza. Il Piave è un fiume caratterizzato da variazioni rapide del livello dell’acqua, che può alzarsi anche in modo improvviso. Una situazione che rappresenta un pericolo concreto per chi si trova sugli isolotti o su strutture in mezzo al corso d’acqua, con il rischio di rimanere bloccato o trascinato dalla corrente.Le correnti del fiume, infatti, sono spesso forti e difficili da prevedere, mentre il fondo irregolare e la conformazione delle sponde rendono complicata la risalita fuori dall’acqua. Anche i canali e i fossi presentano criticità. La presenza di aperture, sbarramenti e tratti artificiali può creare situazioni pericolose, aumentando il rischio di incidenti.Le multe Il provvedimento stabilisce anche le sanzioni per chi non rispetta le regole: è prevista una multa amministrativa che va da 25 a 500 euro. I controlli saranno effettuati dalla polizia locale e dalle forze dell’ordine, ciascuna per le proprie competenze. Resta infine la possibilità di presentare ricorso contro il provvedimento: entro 60 giorni al Tar oppure, in alternativa, entro 120 giorni con ricorso straordinario al Capo dello Stato.