La nuova analisi del World weather attribution (Wwa) – condotta da ricercatori di Svizzera, Svezia, Stati Uniti, Irlanda e Regno Unito – per misurare quanto il riscaldamento globale abbia modificato la probabilità e l’intensità delle temperature estreme registrate a luglio lungo le coste europee, arriva dopo un’estate di record. Luglio è stato il mese con la più alta temperatura superficiale mai registrata per i mari a livello globale, con valori eccezionali nell’Atlantico lungo le coste europee e nel Mediterraneo occidentale, e proprio nel Mare Nostrum sono state misurate anomalie fino a 6°C sopra la media sia a giugno sia ad agosto.
Nel clima attuale, con un pianeta già più caldo di 1,4°C rispetto all’era preindustriale – a causa dei gas serra emessi bruciando combustibili fossili, come gas, petrolio e carbone –, eventi simili non possono più essere considerati rari: il loro tempo di ritorno varia da circa un anno nel Mediterraneo orientale a cinque anni in quello occidentale. In un clima più freddo di 1,4°C, invece, sarebbero stati molto rari in tutte e quattro le regioni prese in esame.
Per studiare eventi che possono cambiare per durata e periodo dell’anno, i ricercatori Wwa hanno adottato due definizioni temporali: i 14 giorni più caldi dell’intero anno e i 14 giorni più caldi all’interno del solo mese di luglio. Hanno poi combinato le osservazioni delle temperature marine con i modelli climatici, concentrando l’attribuzione al cambiamento climatico sul periodo di 14 giorni più caldo dell’anno.







