La Russia ha ancora abbastanza soldi per pagare la guerra in Ucraina. Ma i soldi, da soli, non costruiscono armi, né producono carburante: servono impianti funzionanti e lavoratori qualificati. Almeno 2,3 milioni, ma la disoccupazione è vicina al 2,2 per cento, quindi tutti i lavoratori disponibili hanno già un impiego. Quando fabbriche e personale sono già occupati al limite, aumentare la spesa produce poco. Crescono soprattutto il bisogno di credito e i prezzi. Elvira Nabiullina, ancora alla guida della banca centrale russa dopo alcune settimane lontana dagli impegni pubblici, tiene alti i tassi per frenare l’inflazione, mentre il Cremlino vorrebbe credito meno costoso per finanziare la guerra e sostenere un’economia ormai quasi ferma. Gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno intanto ridotto la disponibilità di benzina e le sanzioni rallentano le riparazioni. Mosca riesce ancora a pagare il conflitto, sottraendo però credito e capacità produttiva all’economia civile.
Da giugno famiglie e imprese hanno ritirato dalle banche oltre 1.300 miliardi di rubli. Soltanto nelle prime due settimane di agosto ne sono usciti 286,4 miliardi, dopo più di 600 miliardi in luglio e circa 450 miliardi in giugno. Secondo il Washington Post a ricondotto il fenomeno alla paura di nuove restrizioni e di possibili interventi dello Stato sui depositi. Il contante conservato in casa lascia alle banche meno liquidità per concedere prestiti o comprare titoli pubblici. Nello stesso periodo sono cresciuti anche i depositi. A giugno le famiglie russe conservavano sui conti circa 70.500 miliardi di rubli, più del doppio rispetto all’inizio della guerra. Una parte dell’aumento deriva dagli interessi versati dalle banche, rimasti elevati grazie alla politica di Nabiullina. Il sistema sta quindi perdendo liquidità, senza che per ora si sia verificato il rapido svuotamento dei conti visto nel 2022.








