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L’invasione dell’Ucraina ha sconvolto il mercato del lavoro in Russia. Tra le altre cose ha fatto aumentare eccezionalmente i salari e portato il tasso di disoccupazione al 2 per cento circa, il minimo storico. Sono buone notizie per i lavoratori russi (anche se come vedremo tutto va preso con le pinze), ma sono un problema per l’economia nel suo complesso: le aziende non stanno riuscendo a mantenere il passo dei salari, e anche per questo stanno entrando gradualmente in crisi.
La ragione principale di questi squilibri è che da quando la Russia ha cominciato la sua invasione su larga scala dell’Ucraina, a febbraio del 2022, le forze armate russe e l’industria militare hanno assorbito enormi quantità di persone in età da lavoro. Centinaia di migliaia di persone sono state mandate al fronte, e tantissime sono state uccise. Centinaia di migliaia sono state invece impiegate o cooptate nell’industria militare, per la logistica, la costruzione di armi, la produzione di strumenti e materiali necessari allo sforzo bellico e così via.
Di conseguenza in molti altri settori hanno cominciato a scarseggiare i lavoratori. Per esempio il vice primo ministro Marat Khusnullin ha detto che nel settore dell’edilizia mancano 200mila lavoratori. Se i lavoratori mancano i cantieri non vanno avanti, e questo frena uno dei principali settori dell’economia civile.







